Il questore di Udine D’Agostino interviene dopo l’escalation di fatti di cronaca in città: «Faremo di tutto per fermare i violenti»
UDINE. «La morte di un cittadino che ha cercato di soccorrere un giovane, ci ha colpito profondamente, come uomini e come professionisti. Ha destato allarme sociale e cordoglio.
L’attività messa in campo dalle forze dell’ordine, sulla scorta delle indicazioni del Comitato di ordine e sicurezza pubblica presieduto dal prefetto, tende a far sì che i fenomeni registrati nell’ultimo periodo possano continuare a essere considerati come contingenti e non diventino strutturali.
Bisogna fare di tutto per fermarli ed è per questo che siamo attivi su più fronti: non solo su quello repressivo, ma anche su quello della prevenzione. E la collaborazione tra le istituzioni è massima».
Il questore di Udine Alfredo D’Agostino, dopo i ripetuti fatti di violenza registrati in città e culminati con la morte dell’imprenditore Shimpei Tominaga che sabato scorso ha tentato di porre fine a una rissa, fa il punto sulla sicurezza a Udine e delinea i contorni di un quadro che qui, come in tutte le altre città d’Italia, si fa sempre più complesso.
Questore, cosa sta succedendo in città e cosa si sta facendo?
«Pur nella consapevolezza della criticità degli eventi che si sono susseguiti e di cui ci rendiamo perfettamente conto, va sottolineato anche che tutte le forze dell’ordine stanno facendo un grande lavoro.
I contatti con il prefetto sono pressoché quotidiani e si susseguono gli incontri per adattare il più possibile la nostra azione alle esigenze.
Le forze messe in campo quotidianamente, a nostro avviso, sono tali da rispondere in modo adeguato alle istanze del territorio».
Come si svolgono le attività di controllo nel capoluogo friulano?
«Settimanalmente svolgiamo dei servizi interforze con particolare attenzione a borgo stazione che adesso, come comunicato dal prefetto, verranno integrati anche in centro con pattuglie a piedi, soprattutto nei fine settimana.
Non mancherà nemmeno il personale in borghese, per poter cogliere tutte quelle azioni che, evidentemente, non verrebbero messe in atto in presenza di agenti in divisa».
Per quanto riguarda gli episodi di violenza e di criminalità minorile (tra tutti il grave accoltellamento ai danni di un 16enne in vicolo Brovedan) cosa ci può dire?
«Si tratta di fenomeni presenti a livello nazionale. Purtroppo tutti i giorni le cronache raccontano episodi di questo tipo ed evidenziano come il problema sia ben presente nella nostra società.
Evidentemente alcuni giovani hanno difficoltà a maturare comportamenti sociali corretti. Si nota un “abbattimento” dei valori».
I minorenni ritenuti responsabili di quell’aggressione erano stati destinatari di un avviso orale. Era il primo provvedimento di quel tipo?
«Per noi è stato uno dei primi casi di applicazione delle nuove norme previste dal decreto Caivano, anche se non il primo in assoluto.
Per il resto, gli altri avvisi orali erano stati emessi a carico di minorenni per reati di piccolo cabotaggio, ma che comunque destano allarme sociale, come furti nei negozi e risse».
Nelle altre città in cui ha prestato servizio si è trovato alle prese con analoghe problematiche legate alla criminalità minorile?
«A Udine si stanno affacciando fenomeni che in altre realtà sono già radicati.
Io vengo dalla Lombardia dove quelle che comunemente vengono definite baby-gang, al netto delle definizioni e con i dovuti distinguo, sono particolarmente presenti e sono in una fase già abbastanza avanzata anche qui in Friuli.
Ma è un fenomeno che non conosce latitudini».
Come si può agire?
«Da parte nostra, bisogna fare prevenzione il più possibile. Cercare di intercettare queste situazioni per poi intervenire con le misure previste dall’attuale normativa.
A tale scopo siamo sempre in contatto con la Procura per i minorenni di Trieste».
Il questore ora ha anche la facoltà di vietare a un minorenne l’utilizzo di telefonino e pc. Questo provvedimento è già stato adottato a Udine?
«Per il momento no, anche perché è una misura molto impattante e non è certo facile, poi, monitorarne il rispetto.
È comunque una possibilità che la legge offre e che applicheremo nei casi in cui sarà ritenuta utile, per esempio a carico di chi, usando il cellulare, veicola messaggi di violenza».
Qual è il bilancio dell’attività degli ultimi mesi?
«Innanzitutto mi preme sottolineare che tutti i fatti e i reati che a Udine hanno destato particolare allarme sociale, dall’omicidio del senzatetto all’accoltellamento del minorenne – ma anche altri episodi meno gravi – hanno trovato risposta nell’individuazione dei responsabili da parte di polizia o carabinieri e questo è importante.
È evidente, da un lato, che a noi viene chiesto di prevenire i reati. Allo stesso tempo, non è possibile pensare che gli agenti possano essere in ogni momento e in ogni luogo».
Qualche dato?
«Da gennaio a oggi, per quanto riguarda la polizia di Stato (a questi numeri andrebbero aggiunti anche quelli delle altre forze dell’ordine), sono state identificate oltre 18 mila persone, ci sono stati 71 arresti e 326 denunce.
Complessivamente, ho adottato 129 misure di prevenzione (e molte riguardano il divieto di frequentazione di determinati ambiti cittadini, è il cosiddetto Daspo urbano).
Mentre i servizi di ordine pubblico svolti in città sotto il coordinamento tecnico del questore sono stati 62 e hanno richiesto l’impiego di circa 1.900 uomini».
Dal punto di vista tecnologico, c’è qualcosa che si potrebbe fare per migliorare il livello di sicurezza?
«I sistema di videosorveglianza di Udine, che è in continua evoluzione, è di grande supporto nelle attività di prevenzione e lo è stato anche nella risoluzione di alcuni casi, così come anche le telecamere private che, per esempio, sono state determinanti per far luce sull’omicidio Tisi.
Naturalmente, se si va a implementare il sistema, non può che essere utile. Poi, quando notiamo eventuali lacune, non manchiamo di riferirlo al Comune, in modo che una determinata zona venga coperta».
I sindacati denunciano una marcata carenza di personale in questo periodo
«Il personale della questura di Udine è encomiabile per come assolve al surplus di impegni che richiedo. Riusciamo a far fronte a numerose necessità proprio grazie all’impegno di tutti.
Tra l’altro, non ci sono solo le pattuglie impiegate all’esterno, ma anche tutta una serie di servizi che la questura garantisce.
Posso anche dire che c’è un’attenzione costante del Dipartimento che risponde alle istanze del territorio quando si tratta di rinforzare gli organici.
Infatti, solo qualche giorno fa abbiamo accolto cinque nuovi agenti. E, verso la fine dell’anno, ci dovrebbe essere un ulteriore rafforzamento».
A breve sarà richiesta anche la vostra presenza a Lignano dove, negli anni passati, non sono mancate le criticità legate sempre alla sicurezza...
«Da lunedì sarà aperto il nostro presidio. Saremo ospiti dell’amministrazione Comunale, come sempre.
Forti dell’esperienza dell’anno scorso, abbiamo orientato le attività in modo tale da evitare il ripetersi di episodi cruenti che all’inizio dell’estate 2023 avevano destato allarme.
Garantiremo la presenza di due pattuglie per turno di servizio nell’arco delle 24 ore e naturalmente ci sarà l’ufficio denunce».