Ritrovato nel fiume l’anziano scomparso da Roveredo, il dolore dei familiari: «Il test del Dna per l’identità»
ROVEREDO IN PIANO. «Tutto porta a pensare a lui». Il luogo in cui è stato ritrovato, le circostanze, il portafoglio. Ci sono tanti indizi, ma quello che serve alla famiglia Redivo ora è una prova. «Ci stiamo muovendo per le analisi del Dna – spiega Paolo Redivo, figlio di Luciano, il pensionato scomparso il 77enne di Roveredo in Piano scomparso da casa lo scorso 11 maggio –. Valuteremo cosa fare una volta arrivato il nulla osta». E se da una parte la mente cerca la strada più razionale per un dolore inspiegabile, dall’altra parte dal cuore sgorga un ringraziamento commosso: «Ci tengo a dire grazie ai soccorritori, sono stati tutti molto disponibili».
È un agente del corpo forestale regionale a scorgere, mercoledì nel corso di un censimento, un corpo lungo il rio Fontanive. Siamo a Polcenigo, a circa un chilometro di distanza da dove è stata trovata settimane prima la bicicletta di Luciano Redivo, il pensionato scomparso l’11 maggio. Giorni di ricerche senza sosta, con ogni mezzo, con un tempo a tratti inclemente. Nulla: Luciano e il suo sorriso sembravano scomparsi nel nulla.
Il dubbio che l’anziano possa essere caduto nel rio Fontanive, dove la sua bicicletta è stata trovata, c’è. Ma in chi lo aspetta a casa inizia a farsi strada anche il timore che qualcuno possa avergli fatto del male, magari per derubarlo. Unica consolazione in un momento di grande dolore, è che questo non è avvenuto: l’ispezione cadaverica eseguita ieri ha escluso una morte violenta.
Redivo è, con ogni probabilità, caduto in acqua e, come talvolta accade, il fiume lo ha restituito solo dopo tempo, impigliato in un ramo a dieci metri dalla confluenza con il Livenza. Una circostanza che ha reso difficoltoso il riconoscimento, salvo per il portafoglio che l’anziano aveva con sé. I rilievi dei carabinieri aiuteranno a fare ulteriore chiarezza sulle circostanze della morte e sull’effettiva identità del corpo ritrovato, anche se tutte le circostanze fanno pensare che si tratti proprio di lui.
Per la famiglia Redivo, che non ha mai smesso di cercarlo, sono ore di dolore. Quando, nelle settimane successive alla scomparsa, le ricerche sul campo erano state sospese, pronte a riattivarsi non appena fosse emerso qualche nuovo indizio, il figlio Paolo aveva lanciato un appello ai tanti che frequentano la zona di Polcenigo. Cacciatori, sportivi, amanti della natura potevano contribuire alle ricerche dell’anziano, stimato e pieno di amici nella sua Roveredo, sempre attivo nonostante fosse rimasto vedovo. Ma mai solo, neppure dopo la scomparsa.