Omaggio a Enrico Musiani. La figlia: l'ultimo usignolo della canzone italiana
GODIASCO. Un pomeriggio dedicato alla voce soave e melodiosa di Enrico Musiani, interprete simbolo del bel canto italiano, scomparso nel maggio scorso all'età di 86 anni. Livornese di origine, Musiani aveva scelto le colline dell'Oltrepo, e in particolare Castana, come luogo in cui vivere. Vincitore di tre dischi d'oro, ha lasciato un patrimonio musicale ricchissimo, colmo di canzoni che appartengono alla tradizione italiana della musica da ballo, come “Chitarra vagabonda “, “Lauretta Mia”, “Ti Voglio bene mamma”, e molti altri.
La figlia Sabrina, che domani (domenica) condurrà il primo “Gran Gala Enrico Musiani” al teatro Cagnoni di Godiasco (ore 17, ingresso a offerta), introduce l'evento e ricorda il papà, con tanto affetto. «In questo primo gala, abbiamo invitato gli amici del papà, che gli sono stati vicini anche durante la malattia. Ho chiesto a loro di non fare le canzoni nello stile di mio papà, ma di interpretarle con la loro voce».
Come definirebbe lo stile di Enrico?
«Credo che sia stato l'ultimo usignolo della canzone italiana. Aveva una vocalità unica, una dote innata. Quando andava in sala d'incisione, non aveva bisogno di provare e riprovare. Ogni volta, era “buona la prima”, i discografici sapevano che non c'era necessità di fare altre registrazioni. Insieme a Claudio Villa, e Luciano Tajoli, penso che mio papà sia stato l'ultimo interprete del bel canto all'italiana. Si augurava che qualche giovane seguisse la sua strada, ma i tempi sono cambiati e un suo erede faccio fatica a individuarlo».
Che cosa amava in particolare dell'Oltrepo?
«Prima abitavamo a Belgioioso, poi mi sono trasferita in Oltrepo, a Castana, e lui ci teneva tantissimo a stare vicino a me. Vivevamo a 50 metri di distanza, ma mi chiamava 30 volte al giorno. Su ogni cosa, si confrontava con la “tata”, come mi chiamava affettuosamente. Gli piaceva molto la vita tranquilla di questi posti e le camminate. Amava i fiori, e le viti, andava sempre a piedi verso Montescano, adorava queste zone».
Questo primo gran gala, che avete ideato con Giovanna Nocetti e Alessandro Paola Schiavi, direttori artistici del Cagnoni, rappresenta un primo momento per ricordarlo. State pensando anche ad altre iniziative?
«Stiamo preparando una puntata speciale di "Voci in piazza” su Antenna Tre. Mio papà è sempre presente, in ogni sala da ballo, nei teatri e anche negli stadi, in ogni posto in cui risuonano le sue canzoni. I tifosi del Brescia, per esempio, cantano sempre “Madonnina dei riccioli d'oro”, è diventato il loro inno».
Umanamente cosa le manca più di lui?
«Avevamo un rapporto molto stretto, e ci confrontavamo e parlavamo di tutto. Era allegro e giocoso, e da buon toscano, aveva la battuta pronta».
Domani al teatro Cagnoni di Godiasco, nell'evento presentato da Sabrina Musiani e Walter Di Gemma, saliranno sul palco Gabriele Del Fara, Francesco “Blue Dream”, “I Vandali”, Mario Lo Giudice, Umberto Di Condio, Angelo Truffi “CantaMilano”, Giorgio Bottini, con l'introduzione di Andrea Schiavi.