Al Veciu Alpin un menù che sa di montagna
Casteggio. Era la mensa della ferrovia di fine ’800, poi è diventata osteria. Nel senso più vero del termine: atmosfera, arredi, cibo (buono, casalingo). Una struttura che sembra uscita da un dipinto fiammingo: «Un tempo era tutta in legno, ma agli inizi del 2000 un incendio ha distrutto tutto, ed è stata ricostruita con materiali diversi, pur mantenendo la fattura architettonica originale». Al Veciu Alpin, i fratelli Massimo e Claudia Poggi dal 2010 portano avanti la tradizione di famiglia. In questa piccola osteria di Casteggio prima ci lavoravano anche i loro genitori, custodi di ricette e storie. Sette tavoli non di più, dove si sta bene. Semplicemente. Un patrimonio gastronomico ma anche identitario di un luogo, in questo caso l’Oltrepo, che strizza l’occhio al Piacentino per via delle origini di metà famiglia dell’oste. Tutto è fatto in casa, per questo il menù è corto, senza infinite portate o descrizioni di tre righe per piatto. Bastano due parole per capire cosa arriverà a tavola. Vincono le paste ripiene, a cavallo tra le due province: dagli agnolotti di brasato ai pisarei, e i tradizionali tortelli con la coda. I capisaldi della cucina sono onnipresenti: arrosti, bolliti misti (anche il 15 di agosto) accompagnati da insalata di verza con le acciughe, bagnetto di peperoni (non quello verde), e la mostarda di Voghera. Inverno fa rima con polenta, preparata con grani antichi, da accompagnare alla selvaggina, al cotechino, o preparata alla friulana. «Essendo alpini abbiamo portato a casa una ricetta semplice ma gustosa dall’adunata friulana a Udine – conclude Massimo – Una polenta con noce di burro, Grana, una fetta di Montasio ripassata al forno, e sul finale una grattugiata di ricotta affumicata».El.Lan.