Parco Moruzzi, ok al progetto per rifare i lavori nell’area verde sotto inchiesta
/ PAVIA. Mancava l’autorizzazione dell’ente Parco, che alla fine è arrivata: la ditta di San Donato rifarà l’intervento di riqualificazione dell’area verde del parco Moruzzi, a Pavia ovest, vicino al Navigliaccio. Il Comune ha accolto la disponibilità della ditta, che aveva preso l’appalto e che è finita indagata per non avere eseguito i lavori come programmato. L’amministrazione avrebbe preferito sfruttare l’offerta per un intervento altrove, in zone verdi che hanno maggiori necessità di manutenzione, come la Vernavola o il parco di via Rina Monti Stella, a Pavia ovest. Ma non si può fare: la procura e anche il gip hanno posto, come vincolo, che l’intervento riguardi proprio via Moruzzi.
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Le condizioni
La proposta della ditta, che ha già presentato un progetto ora al vaglio degli uffici comunali, si inserisce nell’inchiesta che vede sei persone indagate per l’appalto assegnato, nel 2021, alla Floricoltura Azienda agricola Vivai e Piante Srl di San Donato. La procura contesta la truffa ai danni dello Stato e la frode nelle pubbliche forniture: ci sarebbero state irregolarità nell’assegnazione dell’appalto da 193mila euro (e per questo è indagato tra gli altri il dirigente comunale Giovanni Biolzi), ma anche nell’esecuzione dei lavori (affidati in subappalto alla ditta di Alberto Marchesi, a cui vengono contestate anche fatture per operazioni, secondo l’accusa, inesistenti). La procura, attraverso il magistrato Stefano Civardi, ha anche chiesto al gip Luigi Riganti di applicare nei confronti della ditta di San Donato una interdittiva, una misura che se accolta bloccherebbe l’attività. Proprio per scongiurare questa evenienza gli amministratori della ditta (rappresentata dall’avvocato Giacomo Dell’Orto) hanno chiesto di poter rifare l’intervento.
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Il progetto
La ditta si è affidata a un agronomo e ha proposto il progetto, che prevede il taglio delle piante infestanti e la piantumazione di altri arbusti, secondo il piano originario che era alla base dell’appalto. Questo, precisano i legali della ditta, a prescindere dalle contestazioni della procura. Gli uffici del Comune devono decidere come il progetto (che è stato presentato anche alla procura e al giudice) sarà realizzato e con che tempi, ma il taglio delle piante infestanti (su cui c’è l’autorizzazione dell’ente Parco) dovrebbe avvenire in tempi brevi. «Il progetto è simile a quello appaltato in origine – conferma l’assessore all’Ambiente Lorenzo Goppa –. Ci sono altre aree che avrebbero bisogno di interventi, ma ci atteniamo alle condizioni che sono state imposte».
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L’INCHIESTA: SEI INDAGATI PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO
Il gip Luigi Riganti non ha ancora sciolto la riserva sulla richiesta di interdittiva avanzata dalla procura per la ditta di San Donato. Intanto l’indagine va avanti: la procura contesta la frode nelle pubbliche forniture, per i lavori fatti male, e la truffa ai danni dello Stato (l’appalto, per l’accusa, sarebbe stato assegnato per una superficie di 5,75 ettari, maggiore di quella che poteva essere destinata alla riqualificazione, questo con l’obiettivo di alzare il costo dell’appalto, con un danno per il Comune di Pavia). Al centro c’è l’appalto da 193mila euro per la riqualificazione dell’area verde al confine con il Navigliaccio, dove, tra il 2021 e la fine del 2022, quando era assessore il leghista Massimiliano Koch, fu eseguito un intervento sui percorsi, sulle aree verdi e sull’arredo urbano.
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I lavori furono assegnati alla ditta di San Donato Milanese ma i residenti sollevarono perplessità su quei lavori (finiti al centro di un esposto), perché il progetto prevedeva, tra le altre cose, la piantumazione di 4mila alberelli, molti dei quali rinsecchiti dopo pochi mesi. L’inchiesta tocca in tutto sette persone: il dirigente comunale all’Urbanistica, Verde e Patrimonio, Giovanni Biolzi, la dirigente comunale che era responsabile unico del procedimento, l’agronomo che ricoprì l’incarico di direttore dei lavori e i due titolari della ditta di San Donato che aveva ricevuto l’appalto. Indagati anche Alberto Marchesi, titolare della ditta che aveva ricevuto in subappalto i lavori, e la stessa ditta di San Donato. —