L’Orfeo di Monteverdi al teatro Fraschini: «Una favola in musica, antenata dell’opera»
La Fonte Musica porta da anni l’armonia antica sui più importanti palcoscenici internazionali. Le prossime date di un tour dedicato a Monteverdi saranno Anversa, Bruges e Vienna. Ma questa sera - e per la prima volta - l’ensemble fondato e diretto dal liutista pavese Michele Pasotti - porterà l’Orfeo al teatro Fraschini di Pavia (fuori abbonamento).
L’appuntamento con questo capolavoro della musica seicentesca è alle 20 e nel pomeriggio, alle 18, Pasotti incontra il pubblico nel Ridotto del teatro per raccontare il suo approccio a Monteverdi e a quel suo legame speciale tra parola poetica e musica ((ingresso libero fino a esaurimento posti).
Un’opera in forma di concerto con Mauro Borgioni nei panni di Orfeo e Francesca Cassinari in quelli di Euridice, in scena con una dozzina di altri interpreti. E con strumenti antichi: liuto, viella da braccio e da gamba, organo gotico e clavisimbalum, tromba, flauto e trombone in dialogo con le voci di tenori e soprani. Diplomato con il massimo dei voti in Liuto sotto la guida di Massimo Lonardi, Pasotti si è specializzato in Teoria e Contrappunto Rinascimentale e ha approfondito lo studio della Musica Medievale a Milano, Barcellona e Roma. E’ laureato con lode in filosofia teoretica all’Università di Pavia con una tesi su Heidegger.
Dal Medioevo, vostro territorio d’elezione, al Seicento. Avete compiuto un salto di qualche secolo.
«Non così di frequente ci inoltriamo nel Seicento – conferma Pasotti – Per noi, abituati a esplorare i tre secoli precedenti, risulta essere un periodo molto moderno».
Da questa “favola in musica” (l’Orfeo) discende quello che noi oggi chiamiamo teatro d’opera.
«Nel “recitar cantando” il cantante di fatto è un attore che intona. Il rapporto tra parola poetica e musica in quest’opera di Monteverdi è vicino alla perfezione. Ogni sfumatura del testo, sia dal punto di vista strutturale (metrico, prodico) che di significato viene “vestita” musicalmente. Il coro gioca un ruolo essenziale nel presentare e commentare le scene cantate dai personaggi».
Monteverdi fa scaturire la musica dalla parola e non viceversa.
«Lo scrive lui stesso: “l’armonia è serva dell’oratione”. L’ideale perseguito è dunque che la musica venga creata a partire dalla parola, dal discorso, dalla sua struttura. Monteverdi ha fornito preziose indicazioni per l’esecuzione. Questo nuovo stile ricevette un impulso fondamentale dalla convinzione che la musica del suo tempo (anni ’70 e ’80 del Cinquecento) versasse in uno stato di grande decadenza. Da qui il sogno di farla rinascere».
E lo fa guardando al passato, ai classici.
«Quando e dove la musica ha avuto grande effetto? Quando e dove è stata talmente potente da poter attrarre a sé bestie feroci, uccelli, da spostare le pietre, da costruire mura al suono di uno strumento? In Grecia. Lì bisogna tornare. E Orfeo è il modello. Un cantore, che si “accompagna” con la cetra o con la lir».
Il vostro è un approccio filologico rigoroso, anche con strumenti antichi.
«Cerchiamo di essere più fedeli possibili, di seguire l’epoca che interpretiamo».
Dopo la data pavese sarete in tour?
«Portiamo l’Orfeo in tournée ad Anversa il 28, a Bruges il 29 e a Vienna il 31».
Avete altri in serbo?
«Abbiamo da poco inciso Il combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi. E anche lì Mauro Borgioni interpreta Orfeo».