Morta di parto al San Matteo. I periti prendono tempo
PAVIA. I periti avevano chiesto tre mesi, ma il tempo non è bastato a dare una risposta sulle cause (e sulle possibili responsabilità mediche) alla base della tragedia di Andreea Mihaela Antochi, la mamma di 30 anni di Villanterio morta con il suo bambino, Sasha, il 17 dicembre durante il parto al San Matteo. La procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ha incarico come consulente il medico legale Francesco Ventura di Genova, mentre altri due esperti erano stati indicati dall’ospedale San Matteo. Il consulente della procura ha chiesto più tempo per la «complessità del caso».
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L’autopsia aveva fatto emergere l’ipotesi di un’embolia da liquido amniotico, forse causata dalla rottura della placenta. «Dagli esami dei nostri periti la causa della morte sembra ormai certa, ma bisogna capire se ci sono responsabilità dei sanitari e se le procedure adottate sono state corrette», dice l’avvocato Mauro Ferdinando Miranda, legale di Florin Catalin Lovin, marito e padre delle vittime.
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Tre consulenti
L’avvocato della parte offesa ha nominato a sua volta tre consulenti: il medico legale Andrea Verzelletti è affiancato da un anatomopatologo e un ginecologo. «I nostri consulenti stanno lavorando sulle cartelle cliniche messe a disposizione – spiega l’avvocato Miranda –. Ma al momento non è possibile sbilanciarsi, bisogna attendere la relazione della procura e poi faremo le nostre valutazioni».
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La tragedia
La donna, che non aveva avuto problemi durante la gravidanza, era arrivata al termine delle 40 settimane e aveva l’appuntamento in ospedale per l’induzione poco prima di Natale, se il travaglio non fosse partito. Si era però presentata qualche giorno prima perché non si sentiva bene. Malesseri che si erano manifestati con pallore e dolore (e anche su queste circostanze sono in corso le indagini). Ma i medici avevano ritenuto di non trattenerla e lei era tornata con il marito domenica pomeriggio, il 15 dicembre. Secondo quanto riferito il travaglio sarebbe cominciato domenica notte e durato tutta la giornata di lunedì. La situazione è precipitata in sala parto. La donna ha perso conoscenza e sono stati chiamati subito i rianimatori, che hanno tentato di strapparla alla morte per quasi un’ora. Vista la situazione i medici hanno tentato il cesareo, per salvare il bambino, che è però arrivato nel reparto di Terapia intensiva neonatale in fin di vita.
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La donna è morta per una insufficienza respiratoria, ma le cause di questa crisi che si è rivelata fatale sono da chiarire. Le indagini si concentrano su più fronti. Il primo riguarda i sintomi che la donna aveva accusato qualche giorno prima del suo ingresso in ospedale. Dolori come da travaglio, che erano stati considerati fisiologici dai medici.
Il secondo piano è quello della richiesta della donna di essere sottoposta a taglio cesareo dopo circa tre ore di travaglio. E infine i tempi del taglio cesareo. Le indagini dovranno dire se questo intervento sia stato tempestivo o se si sia atteso troppo.
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