Cortei a Istanbul contro Erdogan In piazza anche la sindaca di Spessa
LA TESTIMONIANZA
SPESSA
Un viaggio di piacere trasformatosi, improvvisamente, anche in un’occasione di impegno civile a fianco dei manifestanti scesi in piazza per esprimere il proprio dissenso contro il governo turco di Erdogan per l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, incarcerato e destituito dalla carica la settimana scorsa. Un fatto che non poteva lasciare indifferente Debora Borgognoni sindaca di Spessa, in visita alla città turca insieme al compagno Fabio Muzzio. Così anche lei si è mischiata alla folla che protestava nella piazza di Sarachane, davanti alla sede municipale di Istanbul. Per lei, sindaca di un borgo di 500 anime o poco più, manifestare la propria solidarietà a un collega che amministra una città di oltre 15 milioni di abitanti è stato naturale come bere un raki (bevanda tipia turca). Così, indossata una sciarpa in testa a mo’ di hijab, il tipico copricapo utilizzato dalle donne, si è mischiata alla folla. Nonostante il compagno la invitasse alla prudenza.
la rabbia della folla
«Ho appreso della notizia dell’arresto di Imamoglu dalla tv nella hall dell’albergo – racconta la sindaca di Spessa –. Si è subito capito che l’atmosfera si stava facendo molto tesa. In giro per le strade c’erano molti poliziotti in assetto anti-sommossa, e tante camionette militari. Il giorno dopo, passando proprio davanti alla sede del municipio di Istanbul, abbiamo visto i manifestanti. Tanti, tantissimi. Soprattutto donne. E non c’erano solo persone adulte. In poco tempo la piazza si è riempita di molti giovani».
Tutti gridavano un solo slogan: «Erdogan dittatore». La sindaca di Spessa si è unita a loro. «Mi è venuto naturale, nonostante fossi in vacanza, unirmi a quella folla che chiedeva democrazia e libertà – racconta –. La mia passione civile e politica, prima ancora del fatto di ricoprire un ruolo istituzionale nel mio Paese, mi ha portato istintivamente a stare al fianco di queste persone. Così anch’io, dopo poco, mi sono ritrovata a scandire il loro slogan. In turco, ovviamente».
Nessun timore per possibili conseguenze? «In quel momento mi è sembrato del tutto naturale – prosegue –. La Turchia è un Paese straordinario dove ormai la democrazia sta morendo, se già non lo è. Ho parlato con tante persone, e in molti ancora si riconoscono nelle idee del padre fondatore della moderna Turchia, Ataturk. Fa male vederla scivolare sempre di più nell’autoritarismo. Ma la gente non è affatto rassegnata. Anzi. Ho visto giovani, anziani, adulti appartenenti a ceti sociali diversi contrapporsi al regime di Erdogan senza paura. Molti sono stati arrestati. Ma non si arrenderanno, mi hanno detto in tanti. Anche molti giornali, cosa che non mi aspettavo, sono tutt’altro che schierati. Finche c’è questa forza, c’è ancora speranza». —