Ivrea, lavoratori in sciopero chiedono salari più alti
IVREA. Due scioperi nell’arco di tre giorni, entrambi per chiedere salari più alti. Nel Paese degli stipendi più bassi della zona Ocse, è il potere di acquisto dei lavoratori ad essere al centro delle attenzioni dei sindacati. Ieri è toccato ai metalmeccanici, lunedì alle telecomunicazioni. Parliamo dei due settori che impiegano più persone sul territorio. In Canavese sono circa 10mila i lavoratori metalmeccanici e oltre 2mila quelli impiegati nel settore delle telecomunicazioni nella sola Ivrea. La manifestazione dei metalmeccanici è stata a Torino, mentre ci sarà un presidio delle telecomunicazioni anche a Ivrea, sotto la sede di Confidustria. Scrivono Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil in una nota congiunta: «Sono emerse con chiarezza le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno subito l’erosione del potere di acquisto dei loro salari determinato dall’aumento dell’inflazione di questi anni e con altrettanta chiarezza è emersa la volontà di mobilitarsi per ottenere un rinnovo contrattuale che consegni un nuovo quadro normativo ma soprattutto un giusto aumento salariale».
Nella città di Konecta, ex Comdata, Wind, Vodafone (recentemente acquisita da Fastweb) e Inps servizi, lo sciopero delle telecomunicazioni ha un significato particolare. Il contratto è fermo da due anni ed è stato il baluardo attraverso cui si è emancipato il mondo dei call center, un pezzo della galassia telecomunicazioni. «La nostra richiesta - spiega Anna Debella della Fistel Cisl - è di 260 euro che va a coprire le inflazioni degli anni precedenti. Oggi un terzo livello delle telecomunicazioni guadagna 1.700 euro lordi, al netto saranno 1.200-1.300 euro. Col tempo siamo riusciti a regolamentare il settore, a mettere tabelle con minimi salariali. Il problema è che 20 aziende lo scorso anno sono uscite dal contratto collettivo (nessuna di quelle di Ivrea, ndr). Poi con varie manifestazioni e scioperi alcune sono rientrate». Le società dicono che i soldi non ci sono. «Per alcune scelte politiche determinate dallo scorporo della rete dai servizi in Telecom - spiega Ivan Corvasce della Slc Cgil - e l’assenza elementi regolatori del mercato, il frutto della concorrenza è stato l’abbassamento delle tariffe e le aziende effettivamente non sono messe bene. I contratti però sono da rinnovare. Davanti alla risposta per cui i soldi non ci sono, non possiamo che scioperare».
Reduce dalla manifestazione dei metalmeccanici a Torino, invece, è Alberto Mancino della Uilm Uil. Anche qui i lavoratori chiedono stipendi adeguati al costo della vita, dopo la rottura della trattativa tra sindacati e Federmeccanica. «Ci siamo fermati sulla parte economica e su una questione metodologica - spiega Mancino -. Dei nostri 11 punti, il nucleo sono tre: la parte salariale, che prevede un aumento di 280 euro di aumento per il quinto livello (c3), la riduzione d’orario di 5 ore a parità salario e l’uso dei contratti a tempo determinato solo per situazioni eccezionali. L’idea è che se gli operai non hanno soldi, poi non spendono. D’altro canto le aziende ci dicono che con la crisi dell’automotive non hanno soldi e allora aprono cassa integrazione. La riduzione d’orario serve a evitare anche questo».