Multe a San Ponso: verbali “farlocchi” e indagati il capo e quattro vigili
SAN PONSO. Un fiume di denaro. Soldi degli automobilisti, tartassati da multe a raffica. Gran parte delle quali, secondo quanto emerso dagli accertamenti dei carabinieri e della guardia di finanza, elevate in modo assai poco ortodosso. E in alcuni casi, illegale. Oltre un milione e 400mila euro: è questa la cifra che emerge da una prima indiscrezione filtrata dalla lettura delle carte dell’inchiesta. Denaro che, partendo dai verbali dei vigili, finiva negli uffici comunali di tre centri per poi essere destinato a finalità ancora tutte da chiarire.
Blitz a san francesco al campo
Nel mirino degli investigatori c’è il corpo di polizia municipale di San Francesco al Campo, ma con effetti a catena anche sulle amministrazioni comunali di Lombardore e San Ponso, legate da una convenzione tuttora in vigore con i “civich” sanfranceschesi.
Tra gli undici indagati, tutti di San Francesco, figurano l’attuale sindaco Enrico Demaria (difeso dall’avvocato Mattia Camoletto), il suo predecessore Diego Coriasco, il comandante della polizia locale Carlo Mura (avvocato Guido Cellerino), Simone Flecchia, responsabile dell’area finanziaria e attuale vicesegretario, l’ex segretaria comunale Maria Teresa Palazzo (in servizio anche a San Ponso e Lombardore) e una dipendente comunale. Indagati anche quattro agenti di polizia municipale e un ausiliario del traffico.
Un fascicolo voluminoso
Sulla scrivania del procuratore capo di Ivrea, Gabriella Viglione, il fascicolo è già corposo: ci sono esposti, denunce, segnalazioni, lettere anonime e firmate, copie di ricorsi e una mole impressionante di documentazione. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma si indaga su più fronti. Si vuole capire se quei fondi siano stati regolarmente messi a bilancio oppure no. Il sospetto è che siano stati usati per erogare premi di produzione o straordinari mai effettuati. Non è esclusa nemmeno la concussione, che figura tra i reati contestati ad alcuni degli indagati.
San Ponso, con i suoi 250 abitanti, è al momento solo sfiorato dall’inchiesta: giovedì mattina i carabinieri hanno acquisito delibere e documentazione relativa ai flussi di cassa delle multe, in un clima definito “sereno e collaborativo”. Tuttavia, da ambienti vicini al giovane sindaco Riccardo Giganti (che non è indagato) trapela una certa amarezza per la scelta della convenzione con San Francesco: «Scelta obbligata – dicono in Comune – perché per piccoli paesi come il nostro non ci sono risorse a bilancio per assumere un vigile urbano in pianta stabile. E la presenza degli agenti è fondamentale per sorveglianza, prevenzione e controllo del territorio».
Contravvenzioni col cellulare
Ben diverso il clima a San Francesco, dove sono stati sequestrati telefoni e computer – sia personali che di lavoro. Anche perché alcune multe sarebbero state elevate tramite video registrati con smartphone privati, senza autorizzazione e fuori dall’orario di servizio.
Gli automobilisti trattati come polli da spennare. Questo, almeno, suggeriscono le carte dell’inchiesta, che contengono sia multe legittime sia verbali farlocchi. Come quelli elevati tra Valperga e Busano, dove gli strumenti di rilevazione erano nascosti in auto civili, parcheggiate nel territorio di Valperga. Il che, secondo un giudice, rende le sanzioni nulle «per incompetenza territoriale e perché i ricorrenti non sono stati messi in condizioni di difendersi».
Infine, ci sono episodi che lambiscono reati gravi come turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falso e rifiuto di atti d’ufficio. Materiale che potrebbe far scattare addirittura una seconda inchiesta.