La grande passione di Gianna Martorana per gli oggetti Olivetti, oltre mille pezzi collezionati
Salerano Canavese
Ci accoglie nella sua casa di Salerano Canavese con un sorriso ed un cane scodinzolante. Dall’esterno nessuno può immaginare l’universo olivettiano che sta oltre la porta d’ingresso.
Lei è Gianna Martorana, 59 anni, di Ivrea, casalinga con la passione negli occhi e nella voce quando racconta come è nata la sua collezione e quanto significhi per lei: in totale sono più di mille oggetti. Una passione non condivisa dai suoi figli, con suo grande dispiacere, quasi un lavoro ormai che porta avanti da sola nella speranza che un giorno in futuro qualche suo nipote possa coltivarla.
Come è nata la collezione?
«Ho sempre fatto mercatini di piccolo collezionismo di antiquariato ad Ivrea, il secondo sabato del mese. Un giorno, svuotando la casa di mio cognato, ho trovato degli oggettini olivettiani: coltellini, penne, ritagli di giornale, portachiavi, posate, piatti. Da allora non ho più smesso di metterli da parte, cercarli, collezionarli, alimentando giorno dopo giorno la mia irrefrenabile curiosità e la voglia di ingrandire la collezione».
Il pezzo più raro che ha?
«Sono numerosi. Ci sono, ad esempio, i piatti Ico dei tempi di Camillo e tutti i tagliacarte di Nizzoli. Non se ne trovano più in giro».
Ha conosciuto altri collezionisti con la stessa passione?
«Sì, ma molti sono gelosi delle loro collezioni e non vogliono condividerle con nessuno. Personalmente, ritengo che questo atteggiamento di chiusura non sia costruttivo per la divulgazione della cultura olivettiana, che invece mirava alla condivisione. Tanti di questi oggetti, che oggi hanno un gran valore, erano regali per i dipendenti, come questi ovettini con ditale, ago e filo. Venivano donati alle donne, così potevano sistemarsi gli indumenti anche mentre erano a lavoro».
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Da quanti anni ha iniziato a collezionare?
«Circa 7 anni. Non ricordo con precisione, ma poi non c’è stato un solo giorno in cui non mi sia data da fare per cercare un nuovo oggetto. Oggi in molti mi conoscono e me li procurano o regalano perché con me sanno che sono in buone mani».
L’ultimo acquisto fatto? «Qualche giorno fa ho acquistato un rarissimo mazzo di carte, con confezione in ottimo stato. Mio padre, che ha lavorato in Olivetti per una vita intera e purtroppo è morto troppo presto e non si è reso conto dei valori e della passione che mi ha trasmesso. Ricordo ancora le colonie e credo che lui sarebbe stato contentissimo di vedere la mia collezione. Adesso custodisco gelosamente la sua Spilla d’oro».
Ci racconta un aneddoto particolare sulla collezione?
«Una volta, al mercatino alla fiera del cavolo a Montalto, un signore viene al banco e mi porta una penna arancione. Mi chiede “Quanto mi dà per questa penna?” Risposi: “È una penna, 5 euro”. “Affare fatto – mi dice il signore – vado a farmi una bevuta”. Un attimo dopo mi accorsi che si trattava di una Montblanc Olivetti di grandissimo valore».
Se parliamo di Olivetti parliamo anche di design. Cosa rende il design Olivetti così speciale per i collezionisti?
«Quello olivettiano è un design senza tempo. È questo ciò che mi affascina e rende gli oggetti così preziosi. Le macchine da scrivere sono affascinanti: avere una M1 per me è motivo di orgoglio perché è una delle macchine più difficili da trovare e molto costose e oggi può valere anche 4mila euro».
Quali difficoltà incontra di solito?
«Gli oggetti più preziosi hanno un costo molto alto, spesso inavvicinabile per me che sono casalinga. Oltre al lato economico, la difficoltà maggiore non è trovare gli oggetti, ma riuscire a prenderli in tempo, perché quello dei collezionisti è un mondo molto variegato e spesso, quando si arriva davanti all’oggetto tanto desiderato, è già tardi».
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In che modo condivide la sua passione per Olivetti con gli altri?
«Aprendo la mia casa a chi desidera vedere e conoscere i pezzi: glieli racconto, glieli faccio osservare e fotografare, spesso li scambio, con un vero e proprio baratto, dando loro una nuova vita».
Come reagiscono le persone quando vedono questi oggetti e qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere a chi desidera collezionare oggetti legati alla Olivetti?
«C’è moltissima curiosità, in particolare da chi viene da fuori. A chi vuole intraprendere questa passione consiglio di collezionare questi oggetti per preservarli e per poterli poi condividere con chi mostra interesse e curiosità. Avere una collezione olivettiana ha un senso se condivisa perché la gentilezza rientra nel vero spirito olivettiano».
Guardando al futuro, come vede l’evoluzione della sua collezione?
«Io mi auguro che un giorno venga creato un museo olivettiano ad Ivrea che comprenda tutti gli aspetti più importanti, non solo la tecnologia, ma anche l’arte e il pensiero: che sia il più grande al mondo in cui far confluire gli oggetti più importanti e attraverso cui ricostruire e raccontare la storia olivettiana. Sarebbe bello che, con questo obiettivo, anche i collezionisti privati, come me e tanti altri che invece di dedicarsi ad altre attività hanno scelto di investire tempo, passione e fondi personali per portare avanti ideali, valori, una visione del mondo che è stata unica e di grande portata. È il mio più grande sogno e sono disponibile a donare tutta la mia collezione a questo scopo».