Bollengo e l’omaggio alle dieci “sentinelle della Repubblica”
BOLLENGO
Generazioni di sindaci a confronto nel nome e nella difesa della democrazia e della libertà. Così Bollengo ha vissuto l’80° anniversario della Liberazione giovedì 24 aprile, ricordando i suoi giovani morti per gli ideali della Resistenza e celebrando i primi cittadini dal dopoguerra ad oggi.
Una suggestiva cerimonia dal grande valore politico ed emozionale ha visto il ritrovo dei partecipanti in piazza Statuto, la partenza della fiaccolata con la posa di corone di alloro ai monumenti che ricordano i caduti della lotta di Liberazione e la consegna di una pergamena nella sala della Nuova Torre ai sindaci, oppure ai loro familiari, che si sono succeduti dalla Liberazione ad oggi quali “sentinelle” della Repubblica.
Presenti anche i rappresentanti del consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, che hanno consegnato la pergamena all’attuale sindaco Luigi Ricca, la Filarmonica, il Gruppo alpini e la Protezione civile.
Dieci sono stati i sindaci di Bollengo dal 1945 ad oggi (alcuni per più di un mandato): Giuseppe Ceresa, Mario Ugo, Orazio Rossetto, Giuseppe Saletto, Giuseppe Destefano, Sergio Milesi, Carlo Duò, Piero Gontero, Giampiero Stratta e Luigi Sergio Ricca, attualmente in carica.
Sono stati poi ricordati tutti i bollenghini coinvolti nella Liberazione o nella deportazione. I loro nomi sono incisi sulla stele, recentemente restaurata, che si trova all’ingresso del parco Gabriele Rufino. Donne e uomini di Bollengo impegnati per la Resistenza.
«Perché fare memoria è fondamentale – ha detto Ricca nel suo discorso –, il nostro futuro è fondato sulla memoria. Non sono mancati, negli anni, forti attacchi contro la storia della lotta di Liberazione: l’Olocausto che diventa una strage come tutte le altre, la Resistenza discussa e negata nei suoi valori più profondi. Ma la storia non può essere riscritta. Né la memoria può permettere dimenticanze. Spazio a chi si sforza di capire le ragioni per le quali alcuni giovani hanno fatto una scelta sbagliata come quella di aderire alla Repubblica di Salò. Ma nessuna comprensione per chi giustifica i massacri, le deportazioni, le violenze, le stragi di cui furono protagonisti o complici con l’invasore tedesco. Gli ideali della Resistenza erano la libertà, la democrazia, l’eguaglianza dei diritti e dei doveri, il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Per gli altri, i fascisti, un’ideologia che rinnegava i più sacri valori umani, la dottrina della razza superiore contro l’eguale dignità delle persone. Abbiamo quindi il dovere di ricordare e di liberarci dalla memoria corta di tanti. I sindaci, dal 1945, sono stati quindi delle vere e proprie sentinelle della nostra Repubblica, vigilando sul rispetto delle regole democratiche a livello comunale».