Conclave, i sacerdoti pavesi sono concordi: «Ci sarà continuità con Francesco»
PAVIA. Il conclave è iniziato mercoledì con l’Erga Omnes, tutti fuori, dalla cappella Sistina e già si avrà la prima fumata intorno alle 19. Sono 133 gli ammessi al voto, per raggiungere il quorum dei due terzi sarà necessario che almeno 89 voti esprimano la preferenza sullo stesso nome. Ma i sacerdoti pavesi che opinione hanno sul papa ideale per la Chiesa in questo nostro contesto storico?
Le opinioni
Il teologo e biblista pavese monsignor Gianfranco Poma offre questa analisi: «Bergoglio ha fatto il profeta, ora serve un organizzatore. Papa Francesco a suo tempo venne percepito come una nuova impersonificazione di Gesù, in un momento in cui la inculturazione della fede cristiana era finita. I suoi oppositori sono stati coloro che all'interno della Chiesa sostenevano che la sua profezia scompaginasse l'ordine ecclesiale, mentre invece stava solo gettando le premesse per un ordine nuovo che sarà affidato al nuovo pontefice, che coltivi i semi gettati dal suo predecessore». E alla richiesta di un nome, monsignor Poma non si sottrae. «Dico il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, perché ha ben colto il messaggio di papa Francesco, non è un debole e secondo me ha le capacità giuste».
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Non fanno nomi invece gli altri sacerdoti interpellati, che però tracciano i contorni del Papa ritenuto ideale. Don Vincenzo Migliavacca, presidente dell'Istituto diocesano Sostentamento Clero dice: «Possiamo paragonare la Chiesa ad un arcobaleno. Gesù è colui che tiene uniti tutti i colori. Ogni papa ha guidato la Chiesa con le proprie caratteristiche umane e spirituali, con il proprio “colore”. Credo che il nuovo papa dovrà con attenzione leggere i segni dei tempi e indicare le strade per rendere sempre più presente agli uomini Gesù Cristo».
Analogamente don Franco Tassone si esprime sui tratti del possibile nuovo Pontefice. «Credo che lo Spirito Santo abbia già scelto - commenta- e ci stupiremo della soluzione che sarà in continuità, ma una continuità trasfigurata per inserire le aperture di Francesco in un canone più facile da presentare e condividere. Un po' come accadde con Giovanni XXIII e Paolo VI: uno ha aperto il Concilio e l’altro lo ha portato a compimento». Gli chiediamo se creda che il nuovo pontefice dovrà avere un peso anche nelle logiche politiche mondiali. Così risponde: «La chiesa nasce per la salvezza di uomini e donne, per tutto ciò che attiene allo sviluppo integrale della persona e la via della evangelizzazione e della piena riuscita dell'essere umano».
Interviene in merito al Conclave anche Giorgio Musso, responsabile della Comunità di Sant'Egidio a Pavia. Gli chiediamo se faccia "il tifo" per il cardinal Matteo Maria Zuppi, che dal 2000 al 2012 è stato assistente ecclesiastico generale della Comunità. Sorride: «È innegabile che sia legato a noi e che Papa Francesco gli abbia dato molta fiducia. Ma noi non abbiamo un nostro candidato, come avviene in politica». E aggiunge due riflessioni interessanti: "Non c'è mai stata così tanta attesa intorno al nome del nuovo Papa, credo che in questa situazione generale di instabilità e di violenza, con tanti leader politici che alimentano incertezza sul domani, la gente senta davvero il bisogno di un punto di riferimento forte». E ancora: «È il tempo di uscire dal dualismo tra Chiesa conservatrice e progressista, una ideologia Novecentesca alimentata a volte dagli stessi uomini di Chiesa. Non ci devono essere due schieramenti, come in politica».
Don Zambuto: «Penso a Pizzaballa. Il nome? Giovanni»
Era il 12 marzo 2013, il giorno prima dell'elezione a pontefice di Bergoglio. Don Matteo Zambuto, il sacerdote-cantante, l’insegnante di religione originario della provincia di Agrigento e pavese d’adozione, "twittava" in maniera inequivocabile: «Il prossimo Papa si chiamerà Francesco». Fu un perfetto anticipatore. E il prossimo Papa come si chiamerà? Zambuto sta al gioco. «Il rischio è che anche una cosa seria e spiritualmente decisiva come l’elezione del Papa venga trattata come un “totogioco”, come se si trattasse di un reality - spiega - eppure in questa “curiosità” popolare si nasconde una sete più grande: la sete di una guida autentica, credibile, vicina a Cristo e agli uomini. I giovani, forse senza nemmeno saperlo, cercano qualcuno che dia senso, che non sia una maschera, che parli al cuore». Provando ad addentrarsi nel labirinto dei nomi "papabili", don Matteo si sbilancia. «Da dove verrà il nuovo Papa? Forse da una terra segnata dal conflitto o dalla minoranza cristiana: la Terra Santa, l’Europa dell’Est, l’Africa? - prosegue - in questo caso Pizzaballa potrebbe essere una figura da tenere d’occhio: viene da Gerusalemme, luogo delle ferite ma anche della resurrezione; ha il nome di Pierbattista (unisce Pietro e il Battista), e rappresenta un ritorno alle origini, a una Chiesa povera e profetica. Che nome potrebbe scegliere? Dopo Benedetto e Francesco, potrebbe essere un nome che parli di riconciliazione: vedrei bene Giovanni». —