Pavia, in Lungoticino la pista ciclabile si è “mangiata” il marciapiede
PAVIA. La pista ciclabile corre parallela a Lungoticino Sforza ed è appena stata realizzata nell’ambito dell’appalto da oltre 7 milioni di euro per la riqualificazione del lungo fiume. Fa parte della ciclovia VenTo, cioè del tragitto ciclabile che parte da Venezia e arriva a Torino e che è tutt’ora in corso di realizzazione. Peccato che questa nuova ciclabile sia stata realizzata al posto del marciapiede e che i pedoni non vi potrebbero transitare, proprio perché è una ciclabile.
E il marciapiede?
La ciclabile, per buona parte della sua lunghezza dalla curva di fronte all’idroscalo sino a piazza Berengario, è “alternativa” al marciapiede, nel senso che è stata proprio realizzata al posto del marciapiede. Nelle intenzioni di chi ha ideato la ciclovia VenTo, questa dovrebbe essere un’autostrada per le biciclette. Però non esiste autostrada al mondo sulla quale si immettano passi carrabili, mentre nel tratto realizzato sino a ora se ne contano ben sei, tra l’accesso agli Horti borromaici e quello alla battellieri Colombo. È evidente che la sicurezza dei ciclisti non è tutelata al massimo se ogni pochi metri vi è la possibilità che la ciclabile venga incrociata da un automezzo che entra o esce da una proprietà.
Il particolare, segnalato da alcuni cittadini, è stato posto in evidenza anche da Andrea Cantoni, consigliere comunale d’opposizione di Pavia Ideale. E l’amministratore ha aggiunto anche altre osservazioni. Ad esempio il fatto che dalla ciclabile partano alcuni attraversamenti pedonali che, dopo avere tagliato Lungoticino Sforza, conducono sulla sponda sinistra del Ticino, anch’essa oggetto di ristrutturazione. Ma dal momento che la pista è “ciclabile” e non “ciclo pedonale”, come dimostra la segnaletica che vi è stata tracciata sopra, l’attraversamento è un non - senso, poiché i pedoni, sulla pista, non dovrebbero transitare proprio. Lo spirito del progetto era che i pedoni camminassero sulla “passeggiata” che si affaccia sul fiume e le biciclette transitassero invece dalla parte opposta. Naturalmente la teoria deve sempre fare i conti con la pratica e il risultato è che il tracciato in asfalto rossastro viene percorso tanto dai ciclisti quanto dai pedoni. Infatti la soluzione alla quale si sta pensando in Comune è quella di modificare la segnaletica e fare di questo tragitto una pista ciclo pedonale.
Un bike lane
Il progetto, finanziato con i soldi del Pnrr, venne messo in agenda e poi appaltato dalla precedente amministrazione comunale di centrodestra, anche se la maggior parte delle lavorazioni sono state eseguite con la nuova amministrazione di centrosinistra.
Contro questa idea di pista ciclabile, però, si schiera anche l’associazione “Il Sellino spiritato”, che fu molto critica nei confronti della giunta Fracassi e che, attualmente, conta su un consigliere comunale. Sul proprio profilo Facebook, l’associazione ieri ha pubblicato un post dal significativo titolo “Gli interventi che non vorremmo vedere”. Anche i militanti del “Sellino” criticano il fatto che una ciclabile sia stata fatta al posto di un marciapiede perché il progetto «città 30 prevede redistribuzione e condivisione degli spazi , non ciclabilità fatta a discapito di marciapiedi mettendo ancora una volta in conflitto l’utenza debole (pedoni e ciclisti - ndr) ». Secondo l’associazione, si sarebbe dovuta realizzare una bike lane sulla carreggiata di Lungoticino Sforza che, a onor del vero, non è una strada particolarmente larga. E per completare il quadro, il post riporta anche la fotografia di una bike lane appena realizzata in viale Brambilla che termina su un marciapiede.
Bobbio: «Progetto modificabile». Moggi: «No, spetta alla Regione»
«Il dato di fatto è che ciclabile e marciapiede non avrebbero potuto convivere sullo stesso lato di viale Lungoticino Sforza. La domanda è: il Comune avrebbe potuto intervenire in corso d’opera per modificare il progetto precedendo una ciclopedonale o, quantomeno, eliminando le interferenze con i passi carrabili? Secondo l’ex assessore ai Lavori pubblici, Antonio Bobbio Pallavicini, sì. Secondo l’attuale assessora ai Lavori pubblici, Alice Moggi, no. «Premesso che non ho seguito gli aspetti tecnico realizzativi – dice Bobbio – perché a me competeva solo la scelta politica, l’amministrazione Lissia avrebbe potuto fare una variante al progetto modificandolo. D’altronde lo hanno fatto con altri interventi che hanno “ereditato” da noi». Quindi la ciclabile si sarebbe potuta fare diversamente? «No – ribatte Alice Moggi – proprio perché si tratta della ciclovia VenTo. Certo, sul progetto di riqualificazione del Lungoticino è possibile intervenire, e infatti lo abbiamo fatto con la piazzetta che si trova davanti all’ex cremeria. Ma la ciclovia è di competenza regionale e la Regione aveva chiesto al Comune su quale lato farla passare. Venne scelto il lato delle case e, dopo l’autorizzazione, non era più possibile cambiare. Anzi, non escludo che vi siano difficoltà anche nel chiedere a Regione Lombardia di trasformarla in ciclopedonale».