“Storia in Rete” rilancia il suo progetto culturale tra carta, digitale e resistenza al politicamente corretto
È stata una “traversata nel deserto”. Due anni di sospensione delle pubblicazioni, durante i quali “Storia in Rete“, la rivista fondata e diretta da Fabio Andriola nel 2005, ha lasciato una scia di rimpianto e di “quando tornate?” da parte dei lettori, rimasti orfani in edicola dopo quasi 18 anni di presenza ininterrotta. Ma se la rivista è stata “congelata”, il sito è rimasto attivo e, nel frattempo, è maturato un nuovo progetto. Culminato con il ritorno, finalmente, in edicola con un numero semi-monografico dedicato, fin dalla copertina, alla storia della sovranità (per lo più negata) del nostro Paese.
Il ritorno di “Storia in Rete”: un rilancio in grande stile
Dunque “Storia in Rete” torna in edicola: è una festa a lungo attesa. Una bella soddisfazione, perché nell’arco di alcuni mesi siamo riusciti a mettere a fuoco buona parte dei progetti nati in questi due anni. Sono riflessioni che abbiamo condensato nel progetto “Storia in Rete 5.0”, che ha nel ritorno della rivista in edicola uno dei suoi momenti più significativi e importanti. Anche perché si tratta di un percorso cominciato quasi vent’anni fa: il primo numero di “Storia in Rete” uscì nel novembre del 2005. I lettori ci hanno fatto sentire la loro vicinanza, la loro impazienza e il loro sostegno.
Perché 5.0, non 2.0?
Tutto nasce dal sito internet, aperto nel luglio del 2000, pochi mesi dopo Dagospia, che in qualche modo fu un apripista e un modello di come stava cambiando l’informazione grazie a Internet. Per dare un’idea dei tempi: sono passati 25 anni. Il mese prossimo “Storia in Rete” potrebbe festeggiare il suo primo quarto di secolo. C’è sempre stata una costante attenzione alla rivoluzione e alle potenzialità offerte dal digitale a chi vuol fare informazione, soprattutto se fuori dagli schemi.
Fin dall’inizio, “Storia in Rete” ha impostato un modo di fare informazione diverso da quello paludato dei quotidiani tradizionali. E oggi si passa direttamente al 5.0 perché la rivoluzione digitale non si è fermata. In questi due anni di riflessione e studio abbiamo visto che la domanda di storia non solo non è diminuita, ma è aumentata, così come sono aumentati i modi di fruizione.
Non solo rivista: nasce l’ecosistema storico
Una rivista e un sito da soli non bastavano più a intercettare la domanda di storia e a offrire un’informazione storica come ci è sempre piaciuto fare: fuori dagli schemi e non succube del politicamente corretto. Per questo abbiamo lanciato anche la newsletter “È la storia, bellezza”, un appuntamento quindicinale su YouTube, una trasmissione radiofonica e, presto, anche dei podcast, oltre alla rinnovata presenza social e al rilancio della libreria online.
Internet offre oggi l’informazione a tutti, in tutte le lingue: l’ignoranza non è più ammissibile. La vera novità è la possibilità di raccogliere informazioni e connettere notizie apparentemente lontane tra loro, per offrire al lettore un colpo d’occhio diverso. Per questo “Storia in Rete” resta un unicum nel panorama della divulgazione storica.
La storia come alta cucina
Quindi “Storia in Rete” sta alla storia come un ristorante di alta classe sta alla cucina: tutti possono cucinare con un manuale o guardando una trasmissione in Tv, ma il piacere di gustare un piatto unico e sorprendente, preparato da chi conosce l’arte, resta impareggiabile.
Magari non un ristorante stellato e gourmet, ma un luogo dove è comodo andare e, soprattutto, dove fa piacere sedersi. Con un bel menù ampio, aggiungiamo.
Le prossime mosse editoriali
Speriamo che torni a essere un’abitudine cercarci e trovarci in edicola. Non solo quella tradizionale con il cartaceo, ma anche quella digitale: la rivista sarà disponibile attraverso i nostri canali su Amazon e su libreriadistoria.it.
Questi due anni non sono stati facili per il mondo della distribuzione. Abbiamo deciso, con l’editore, di prenderci tre numeri di test per valutare la situazione e la reazione del mercato. Dopo questi tre numeri di prova, passeremo da 112 a 128 pagine. E, se le condizioni saranno propizie, puntiamo a cambiare la periodicità da trimestrale ad almeno bimestrale.
La formula è comunque cambiata: ora in edicola ci sarà un trimestrale con un grande inserto monografico e molte altre pagine dedicate a notizie, novità editoriali, polemiche, nuovi documenti e ricerche, libri e rubriche. La filosofia di fondo, però, resta la stessa. Chi ha conosciuto e apprezzato “Storia in Rete” in passato si ritroverà anche nei nuovi fascicoli.
I risultati più importanti in vent’anni
Nel 2023, quando ci siamo fermati, avevamo pubblicato 198 numeri, più una ventina di speciali. In 17-18 anni abbiamo fatto molte cose che hanno lasciato il segno: una grande inchiesta su via Rasella che ha rovesciato parte della vulgata, pubblicazione di documenti inediti (tra cui alcuni dagli archivi americani sul condizionamento propagandistico anglo-americano), la scoperta di un’agenda inedita dei diari di Mussolini in Svizzera.
Una delle cose che più ci piace ricordare è l’intervista a Ida Magli, grande intellettuale troppo poco ricordata, pubblicata nel primo numero. Aveva appena pubblicato “Elogio degli italiani”: quell’intervista rappresentava il leitmotiv della nostra azione. Abbiamo sempre propugnato la difesa dell’identità nazionale, la rivalutazione delle nostre origini storiche e la lotta all’auto-denigrazione.
Tra gli scoop più riusciti: Shakespeare “italiano” e i rapporti russo-ucraini nella storia. Ma più di tutto è importante aver portato avanti un progetto culturale che ora riprendiamo, goccia dopo goccia.
Nessun padrone, solo lettori
Parli del famigerato “progetto di egemonia culturale berlusconiana” vagheggiato da qualcuno dieci anni fa?
Quello era un delirio che scambiava lucciole per lanterne. Il nostro è un progetto artigianale, ma autonomo, senza sponsor o padroni, palesi o occulti. La nostra forza è sempre stata il nocciolo duro di lettori e abbonati. Qualche aiuto sporadico c’è stato, come la Fondazione An che per un paio d’anni sottoscrisse abbonamenti, o la collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana per la rivista “SpaceMag”. Ma la vera sponda sono sempre stati i lettori: non solo come clienti, ma come gruppo di affezionati da cui sono nate anche ricche collaborazioni e un flusso di idee di altissima qualità.
Questo è il senso profondo del nome “Storia in Rete”: non solo la rete intesa come Internet, ma una vera ragnatela di autori, lettori, cultori e appassionati.
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