«Gli attrezzi nella roggia li ho trovati io»
/ GARLASCO
Le analisi su quegli oggetti che sarebbero stati ritrovati nel canale di Tromello sono ancora “congelate”, in attesa degli esiti sui reperti trovati nella casa di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi. Ma su tali attrezzi di metallo emergono altri dettagli, tre mesi dopo l’avvio dell’inchiesta bis della Procura di Pavia che vede indagato, per ora, Andrea Sempio, 37 anni: gli arnesi - la testa di una mazzetta da muratore senza manico, un pezzo di ascia, una pinza da camino - non furono trovati a maggio nel canale ma consegnati ai carabinieri da un muratore egiziano, che li aveva trovati nel canale nel 2018. Hanno a che fare con il delitto della giovane? E sono collegati in qualche modo all’indagato? A queste domande l’indagine deve ancora rispondere. Sugli attrezzi, ancora sotto sequestro, saranno svolti accertamenti per stabilire una compatibilità con le ferite mortali ritrovate sul corpo di Chiara Poggi.
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La testimonianza
Le circostanze del ritrovamento sembrano rendere più attendibile la testimonianza di Gianni Bruscagin, l’ex investigatore privato di Garlasco che aveva riferito agli inquirenti di avere raccolto il racconto di due donne in ospedale (poi morte), le quali gli avevano detto di avere visto la mattina del 13 agosto 2007 arrivare a Tromello, alla casa della nonna, Stefania Cappa, la cugina della vittima, in uno stato molto agitato. Aveva un borsone e cercava di entrare in casa della nonna, che in quel momento non c’era. Le donne avrebbero poi sentito un tonfo nel canale che scorre proprio accanto all’abitazione. Un racconto che la Procura decide di verificare: il 13 maggio scorso i vigili del fuoco perlustrano, con i carabinieri di Milano, il canale di Tromello che scorre proprio vicino alla proprietà della famiglia Cappa. Non si trova niente, ma quel giorno un residente della zona si rivolge ai carabinieri. È un muratore egiziano, che abita proprio vicino al canale.
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Il ritrovamento nel 2018
L’uomo racconta di avere trovato in acqua alcuni oggetti di metallo nel 2018. «L’acqua era bassa, quasi affioravano. Così sono andato a vedere». Gli oggetti vengono per anni custoditi in un deposito che l’uomo ha nelle vicinanze della roggia. Emergono dal dimenticatoio solo il giorno in cui il canale viene perlustrato. A quel punto l’operaio li consegna ai carabinieri e li mette sotto sequestro. Saranno esaminati e la sola certezza, in questo momento, è che gli arnesi non hanno nulla a che vedere con il martello a coda di rondine, tipico dei muratori, sparito dalla villetta dei Poggi nelle circostanze del delitto.
La relazione medico legale
La vittima, secondo la relazione del medico legale, fu colpita ripetutamente al capo da «un martello da muratore» con una «massa battente da un parte e una specie di lama che termina come uno scalpello dall'altra». Il martello a coda di rondine fu ritenuto lo strumento più probabile dai consulenti del tribunale, contraddicendo quelli della pm Rosa Muscio che avevano ipotizzato una «forbice da sarto». Più probabile perché più compatibile con la frattura cranica «isolata» e diversa dalle altre, che presenta una «linea retta che poi si spezza creando una sorta di “scalino”». Lesione che «evoca l’azione di un oggetto che abbia uno spigolo tagliente e una certa massa, come il bordo di un oggetto con una superficie quadrata con la presenza di spigoli».
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