Cava di Campore Cuorgnè in allarme Morletto non molla e torna alla carica
CUORGNÈ
Non è ancora stata scritta l’ultima parola sulla controversa vicenda della nuova cava per la produzione di materiali inerti che la ditta Scavi Ter di Morletto, con sede a Rivarolo, vorrebbe realizzare in località Deir, nella frazione Campore. Se lo scorso aprile, a ridosso delle festività pasquali, era arrivata la notizia dello “stop” al progetto da parte della Città metropolitana, motivato dal fatto che l’area fosse stata interessata da un incendio nel 2017 – circostanza che per legge preclude per 15 anni l’approvazione della variante al Piano regolatore –, ora la partita potrebbe riaprirsi.
L’annullamento degli atti
La Scavi Ter ha infatti presentato ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale) del Piemonte chiedendo l’annullamento degli atti che, di fatto, hanno bloccato l’iter autorizzativo.
«Nei giorni scorsi – ha detto la sindaca Giovanna Cresto – è stato notificato al Comune, su istanza della ditta Scavi Ter di Morletto, un ricorso con cui si chiede al Tar del Piemonte di annullare gli atti del procedimento con il quale il ricorrente aveva richiesto l’apertura di una nuova cava di materiali inerti. Come si ricorderà, l'istanza era stata respinta con determina della Città metropolitana, che aveva posto fine al procedimento. Destinatari del ricorso, oltre al Comune di Cuorgnè, sono la Città metropolitana, la Regione, il Comune di Alpette e l’Arpa Piemonte».
Il Comune, da parte sua, non arretra e si prepara a portare avanti la propria battaglia in difesa del territorio e dei residenti. Il progetto, infatti, comporterebbe inevitabili impatti ambientali e sulla viabilità, come già denunciato negli scorsi mesi, anche in seguito alla ventilata – ma mai dimostrata – presenza di amianto nell’area. Una preoccupazione che aveva fatto registrare una netta levata di scudi da parte dei cittadini della frazione Campore.
«Con delibera numero 101 del 24 giugno 2025 – prosegue la sindaca –, la Giunta ha autorizzato il sindaco a costituirsi in giudizio, mediante il deposito di una memoria, nella quale si darà atto della correttezza e legittimità degli atti assunti dal nostro Comune. Seguiranno aggiornamenti sull’esito del ricorso».
Durante l’incontro pubblico con la cittadinanza dello scorso 3 febbraio, i rappresentanti della Scavi Ter avevano illustrato gli aspetti tecnici del progetto, sottolineando l’intenzione di limitare al minimo l’impatto ambientale. Il materiale da estrarre, secondo quanto spiegato, sarebbe praticamente affiorante, la frantumazione non produrrebbe polveri e l’intera lavorazione verrebbe svolta nello stabilimento aziendale di Rivarolo.
Rivoluzionata la viabilità
Nel sito di Cuorgnè si procederebbe soltanto con l’estrazione e il trasporto a valle. I camion, secondo i piani, non attraverserebbero Campore ma utilizzerebbero la viabilità provinciale – in particolare la sp44 verso Alpette – per circa 15 chilometri. Per mitigare le criticità legate al traffico, in particolare lungo corso Roma, i progettisti hanno ipotizzato la costruzione di una rotonda in corrispondenza dell’incrocio tra via San Rocco e la provinciale. Quanto alla movimentazione del materiale, nei periodi di piena attività erano stati previsti circa 14 viaggi giornalieri.
Se in primavera la determina della Città metropolitana aveva rappresentato un segnale positivo per residenti e amministratori locali, oggi il clima è cambiato. Il ricorso presentato dall’azienda rimette tutto in discussione, e la questione della cava torna a infiammare il dibattito pubblico.