Parla l’operatore del 118 aggredito a Taranto: “Una furia animale, mi avrebbe ucciso. Siamo soli”
“Era come un animale. Ho detto alla collega di andarsene, mi dispiaceva per lei. Penso che mi avrebbe ucciso se avesse avuto qualcosa in mano o mi avrebbe ucciso comunque di botte. Ho iniziato a barcollare. Allora mi sono allontanato uscendo dal cancello, ma lui mi ha inseguito e ha continuato a picchiarmi: non so quante botte mi ha dato”. Coperto in volto e con la voce camuffata, l’operatore del 118 che domenica pomeriggio è stato aggredito a Palagiano, nel Tarantino, ha deciso di parlare. Ha consegnato il drammatico racconto del suo pestaggio alla Fp Cgil alla quale è iscritto.
Tutto è avvenuto in pochi minuti: con una collega stava prestando soccorso a un uomo in seguito a una lite famigliare. Ad aggredirlo è stata la stessa persona – un 32enne poi arrestato – che voleva aiutare. È stato colpito con una testata al volto e con pugni al torace. “Non riuscivo a stare in piedi, a un certo punto mi sono buttato a terra e ho pensato: può fare quello che vuole, non ho le forze per reagire – ha raccontato -In quei momenti sei solo, sei completamente solo. E se avessi reagito e lui avesse sbattuto la testa a terra? Cosa sarebbe accaduto?”.
Al suo fianco si schiera il sindacato: “Non possiamo più assistere inermi. In gioco – dicono il segretario della Fp Cgil di Taranto Mimmo Sardelli e il segretario provinciale Alessio D’Alberto – c’è la vita e la dignità di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno, con professionalità e sacrificio, servono la collettività. Chiediamo con forza l’attivazione di un tavolo di crisi aziendale con la Asl Taranto e la convocazione di un tavolo prefettizio che coinvolga forze dell’ordine, sindacati e autorità competenti. La sicurezza di chi lavora per salvare vite deve diventare una priorità assoluta”.
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