Una consulenza della famiglia Poggi attacca la tesi dei pm sull’impronta 33
GARLASCO. Una consulenza, disposta dagli avvocati della famiglia Poggi, mette in discussione le conclusioni a cui arrivano i consulenti della Procura sull’impronta 33, la traccia del palmo destro ritrovata sul muro della cantina della casa di via Pascoli, vicino al corpo senza vita di Chiara Poggi. L’impronta è attribuita dagli inquirenti ad Andrea Sempio, l’unico indagato del nuovo filone di inchiesta sul delitto di Garlasco. La consulenza dei Poggi è stata affidata al consulente Dario Redaelli, criminologo ed esperto della Polizia in materia di investigazioni scientifiche e rilievi sulla scena del crimine. Il contenuto della consulenza è top secret, ma da quanto si è saputo smonterebbe punto per punto la valutazione dei consulenti della Procura, sia sul fronte della coincidenza delle 15 minuzie (sul piano giuridico la validità con questi punti è controversa) che per la posizione.
I consulenti dei pm
La traccia 33 è considerata un indizio chiave per la Procura, che due mesi fa ha affidato su questa e altre tracce, repertate nella casa del delitto e non attribuite, una consulenza al tenente colonnello Giampaolo Iuliano, comandante della Sezione impronte dei Ris di Roma (autore nel 2008 della tesi di dottorato sulle impronte “taroccate”), e all’esperto criminologo Nicola Caprioli. L’impronta, scrivono i due esperti nella conclusione, «è stata lasciata dal palmo destro di Andrea Sempio, per la corrispondenza di 15 minuzie». Una corrispondenza che sarebbe possibile oggi stabilire, a distanza di 18 anni, «alla luce delle nuove potenzialità tecniche oggi a disposizione, sia hardware che software», secondo i pm. La sua posizione in questo punto, sempre in base agli investigatori, si spiegherebbe con l’indagato appoggiato al primo gradino che si sporge verso le scale della cantina.
I tamponi salivari
Intanto le difese si preparano anche alla terza tappa dell’incidente probatorio, prevista per il 4 luglio: in attesa di capire se e quanto materiale sarà estratto dalle fascette para-adesive con le impronte digitali, restano in stand-by i prelievi dei tamponi salivari alle persone che frequentavano la casa (tra loro anche le gemelle Stefania e Paola Cappa).
La semilibertà di Stasi
Oggi, martedì 1 luglio, intanto in Cassazione si discute del ricorso contro la semilibertà di Alberto Stasi, il fidanzato della vittima condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Il ricorso contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che aveva ammesso, lo scorso 11 aprile, Stasi alla semilibertà, è stato presentato dalla Procura generale per diversi «vizi di legittimità».