Musk vs Trump: chi salverà l’America dai suoi miliardari reazionari e megalomani?
di Marcello Cecconi
Nel grande reality show della democrazia occidentale, edizione 2024-2025, c’è un nuovo sorprendente intreccio narrativo che tiene col fiato sospeso analisti, investitori e meme maker: Elon Musk contro Donald Trump, ovvero il più ricco del mondo contro il più potente del mondo. Due miliardari, due narcisismi in un solo Paese (forse) da salvare.
C’era una volta Elon Musk che voleva vendere auto elettriche, lanciare razzi, e cambiare nome a qualsiasi cosa che gli capitava sottomano (Twitter incluso). C’era una volta, e c’è ancora, solo che adesso ha deciso di fare la cosa più americana possibile dopo il mito della frontiera e il Giorno del Ringraziamento: fondare un nuovo partito nel regno del bipolarismo perfetto.
Si chiama America Party, perché evidentemente qualsiasi altro nome sarebbe sembrato troppo modesto. Ma stavolta non è l’ennesimo piano di marketing eloniano, è molto di più perché si tratta di rubare la scena a Donald Trump sul suo stesso palcoscenico delle farse populiste: la politica fatta a colpi di meme, litigi su X, il tutto condito con una buona dose di narcisismo.
Solo qualche mese fa, Musk flirtava con i repubblicani come un miliardario lussurioso in cerca di carezze fiscali. Adesso è diventato il concorrente diretto di Trump, tanto che l’uomo che sussurrava ai razzi ora vuole urlare alla folla: “Siete stufi dei vecchi politici e allora vi propongo… me stesso?” In fondo se la realtà si costruisce sulle piattaforme chi meglio di colui che possiede “X” può governarla?
La vendetta però è servita fredda e con batteria al litio. Infatti, proprio mentre Musk fonda l’America Party, Trump promette tagli drastici ai sussidi per le auto elettriche. Così il creatore della Tesla si ritrova a dover fare lobbying presso l’uomo che voleva “drain the swamp”: è lo scontro del secolo, anzi del secolo digitale con Donald Trump, il presidente con più follower ed Elon Musk, l’influencer in capo pronto a governare l’America come fosse una start-up.
Il loro elettorato si sovrappone: teorici del complotto, padri divorziati col tatuaggio di Dogecoin e chiunque abbia detto “la stampa mente” dopo aver letto solo il titolo dell’articolo. Chi vincerà? Musk ha tanti soldi, ma Trump ha tanta base, Musk ha X, ma Trump ha Truth Social. Ma il punto non è chi vincerà le elezioni, ma chi riuscirà a sopravvivere all’altro senza essere bloccato, bannato o bancarottato.
E alla stampa che si affanna a ricordargli che per la Costituzione l’essere nato in Sudafrica non gli permetterebbe di diventare Presidente, Musk fa spallucce. Per cambiarla basterà lanciare un referendum globale su X con la domanda “Elon può essere Presidente anche se nato in Sudafrica? Vota ora.”
D’altronde, in un Paese dove un algoritmo può diventare cantante, un attore presidente, perché un Ceo non dovrebbe diventarlo?
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