“Cerco chef ma che non sia comunista e gay”. Una valanga di reazioni indignate per l’annuncio dello chef stellato
E’ stato sommerso da un mare di commenti a dir poco critici l’annuncio di lavoro dello chef Paolo Cappuccio alla ricerca di collaboratori per un hotel in Trentino. “Cerco chef, ma no a comunisti, fancazzisti, Masterchef del c. e persone con eventuali problemi di orientamento sessuale“. Il messaggio, apparso su Facebook , è stato poi rimosso con tanto di scuse. Scuse comprendenti le parole: “ho amici gay ma al lavoro ognuno sta al proprio posto”. Frase che, invece di ammorbidire la questione, la peggiora ulteriormente per il modo con cui confonde l’orientamento sessuale con la dignità della persona come essere umano e lavoratore.
Oltre agli evidenti risvolti discriminatori è evidente come la richiesta, e le volgarità annesse nel messaggio, evidenzino la volontà di ottenere visibilità, pubblicità, scatenando più che prevedibili reazioni di massa ed alta attenzione mediatica. Il personaggio non è nuovo ad annunci caratterizzati da questo taglio discriminatorio come avvenne in un suo annuncio del 2020 , dai modi meno espliciti rispetto ai nostri tempi caratterizzati dalle finezze verbali trumpiane. In ogni caso si tratta di un annuncio vergognoso che contrasta quanto espresso dalla Costituzione e dalle nostre normative per l’accesso al lavoro.
Confondere un diffuso fancazzismo con l’orientamento sessuale è davvero triste visto che lo chef stellato dovrebbe sapere che, oltre ai suoi amici gay con cui dice di andare in vacanza , ve ne sono migliaia che lavorano e duramente , anche come imprenditori, in contrasto con le sue vergognose affermazioni di cui si è dovuto scusare. Mescolare Il tema orientamento sessuale con la questione della carenza di giovani disposti a lavorare nella ristorazione e in genere in settori labour intensive è davvero fuorviante e in malafede.
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