Lavoro ben pagato e crescita professionale: il sogno della generazione Z
Donatella Zorzetto / PAVIA
Non è vero che la generazione Z, ossia quelli nati tra il 1997 e il 2012, non tiene a far carriera. Non è vero che non sa su quale settore lavorativo investire il proprio futuro. Al contrario, vuole coniugare occupazione e benessere. Non è facile? Ma soprattutto: le imprese sono in grado di intercettare questi bisogni?
Ecco chi conduce il gioco
Gli “imprenditori illuminati” a cui era dedicato il convegno di ieri pomeriggio nella sede Ascom di Pavia (palazzo Carminali Bottigella) hanno imparato un concetto nuovo: i giovani cresciuti interamente nell'era digitale sanno quello che vogliono, al punto da mettere in difficoltà le aziende che cercano personale. Perché sono loro che conducono il gioco. Lo sa bene Paolo Marangolo, Hr di SEA Vision, che ha parlato alla platea delle strategie che ha adottato per selezionare e fidelizzare figure professionali. Insieme a lui, sempre del mondo del lavoro, hanno trattato Alessia Scarpa, innovation manager di Risorse Spa, Giampaolo Daprati, imprenditore e Lucia Marazzi, dell’Università di Pavia - Terza Missione.
All’appuntamento di ieri pomeriggio, aperto da Andrea Cartolini, vice direttore di Ascom Confcommercio Pavia, erano presenti anche il sindaco di Pavia Michele Lissia, l’assessore al Commercio Rodolfo Faldini e Giovanni Merlino, vice presidente Confcommercio Pavia e presidente di Federalberghi.
Largo alla generazione Z
Lo scenario che ha descritto Marangolo, titolare di un’azienda pavese che ha fondato 30 anni fa che si occupa di sviluppo di sistemi di visione, soluzioni per la tracciabilità del farmaco e per l'ottimizzazione della produzione farmaceutica in ottica industry, è ciò che si vedrà tra non molto, frutto di una trasformazione continua. Ha parlato della generazione Z perché è quella che con cui gli imprenditori dovranno abituarsi a lavorare. «Lo scenario è diventato imprevedibile e ingarbugliato - ha spiegato -. La generazione Z è formata da ragazzi più determinati, anche se più disillusi (non credono al dopo-stage). Chiedono di essere inseriti subito, con progetti a breve termine, e gli imprenditori devono abituarsi all’idea di fare un pezzo di viaggio insieme a questi dipendenti, che non rimarranno certo per 20 anni».
Poi c’è un’altra sorpresa, è sempre Marangolo a svelarla: «La generazione Z mette in primo piano lo sviluppo professionale (81%), cosa che in molti non si aspettano. Segue la flessibilità nel lavoro (76%). Poi tiene al benessere fisico ed è molto attenta alla copertura sanitaria (63%). È la generazione propensa a cambiare lavoro, e questo lo fa capire già al momento del colloquio».
Cosa succede in provincia di Pavia
E in provincia di Pavia cosa succede? Su 1.800 giovani (tra 18 e 26 anni) interpellati, il 19% non ha preferenze sull’azienda in cui inserirsi, ma ritiene che il lavoro sia il secondo valore più importante dopo la famiglia. Il 76% ha già fatto qualche lavoretto durante gli studi, mentre il 52% vorrebbe mettersi in proprio. Uno su due chiede flessibilità oraria e dà importanza al clima in azienda. «Cercano un impiego ben retribuito, stabilità e possibilità di crescita – ha concluso Marangolo –. Infine, il 36% dei giovani pavesi ha intenzione di lavorare all’estero. Parliamo di laureati in ingegneria, medicina, economia e commercio. Quindi agli imprenditori consiglio di creare un ambiente inclusivo, offrire flessibilità e pensare a piccole forme di crescita».
Le figure professionali di domani
Quali saranno le professioni di domani, anche in provincia di Pavia? Marangolo le ha illustrate, premettendo che girano soprattutto intorno al settore digitale. Parliamo di data scientist software developer, cyber security specialist, digital marketer, cloud engineer, AI machine learning engineer, Ux/Ui desineer e blockchain developer. «Le competenze richieste cambieranno - ha sottolineato Alessia Scarpa, innovation manager di Risorse Spa -. Non saranno importanti sono le lauree tecnologiche, ma anche quelle umanistiche, come una laurea in Lettere o Filosofia, perché danno la possibilità di sviluppare la creatività e fornire una visione». «Ai nuovi lavoratori - ha aggiunto Scarpa - si richiedono competenze cognitive (pensiero critico, comunicazione), capacità interpersonali (saper costruire relazioni e fare squadra), competenze digitali e self leadership (consapevolezza di sè, autogestione, raggiungimento degli obiettivi).