Mazzè, Jacopo Peretti è morto intossicato. Zippo ammette l’incendio, ma non risponde alle domande sulle cause
MAZZÈ. Tra le concause della morte di Jacopo Peretti, 33enne vittima del crollo di via Nizza 389 a Torino, ci sono elevati livelli di monossido di carbonio. Significa che il ragazzo era già intossicato prima che le fiamme finissero l’opera. Potrebbe non essersi mai risvegliato, Jacopo, che quella notte dormiva. Sono i primi risultati dell’autopsia svolta dalla dottoressa Alessandra Cicchini, consulente medico legale della pm Chiara Canepa, alla presenza del consulente nominato dalla madre, Marzia Grua, rappresentata dal legale Lorenzo Bianco, e dal padre Paolo Peretti (avvocato Vittorio Nizza), il dottor Claudio Garagallo.
Giornata intensa sul fronte del crollo di via Nizza, quella di venerdì, perché ieri ha ricevuto l’incarico anche il consulente della pm per quanto riguarda le cause dell’incendio e del crollo, cioè dell’ingegner Marco Sartini. Poche indicazioni sono arrivate in questo dall’autore dell’incendio, Giovanni Zippo, 40 anni, che ha ammesso di aver appiccato il fuoco, nell’interrogatorio condotto dalla gip Benedetta Mastri, ma non riesce a spiegarsi il perché dell’esplosione che sarebbe arrivata quasi subito tanto da investirlo. L’uomo è ancora ricoverato al reparto grandi ustionati del Cto di Torino, dove ha subito un intervento per le ustioni. Zippo si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha prodotto un brevissimo memoriale. Il suo avvocato, Basilio Foti, contesta l’accusa di omicidio volontario: «Era andato lì per danneggiare le cose di questa donna, voleva fare danni a cose, non a persone. Non poteva immaginare dello scoppio. Per il resto, da quel giorno, non fa altro che dire: cosa ho fatto, cosa ho fatto. Vorrebbe tornare indietro, dice di vergognarsi. Ora lasciamo fare alla scienza, vediamo cosa dirà sull’incendio e sul crollo».
Quel che è sicuro è che quella notte l’incendio ha visto esplosioni plurime, secondo i vigili del fuoco intervenuti. Lo stesso Zippo ne è stato investito e ci sono testimoni che lo hanno visto andar via sanguinante e ustionato dal luogo del delitto. Nell’immediatezza, però, è passato inosservato. L’uomo si è comunque tradito: si è presentato al pronto soccorso già quella sera, salvo poi andare via.
Come aveva già detto ai suoi parenti e come ribadito anche dall’avvocato Foti, il movente dell’incendio è chiaro: Zippo voleva incendiare alcune cose in casa di una donna con cui aveva avuto una relazione e a cui aveva prestato molti soldi nel tempo. Zippo era in possesso delle chiavi di casa della donna, pare gliele avesse sottratte qualche giorno prima e poi le ha lasciate nel nottolino della porta. La donna era però fidanzata con un altro e secondo quanto riferito dai parenti e dagli amici della guardia giurata, lo sfruttava. L’uomo non sapendo accettare la situazione e il rifiuto, ha deciso di vendicarsi in questo modo. Inizialmente alle persone a lui vicine aveva detto di essersi bruciato con l’olio delle patatine, poi però ha ammesso la verità.
Jacopo Peretti sarebbe dunque la vittima collaterale di un’ossessione e di una relazione malata. Giovanni Zippo attualmente è accusato di crollo doloso, omicidio volontario e di lesioni di altri inquilini del palazzo. La difesa punterà alla riqualificazione dell’omicidio volontario. Decisiva sarà la consulenza sulle cause delle esplosioni.
I funerali di Jacopo Peretti saranno celebrati mercoledì 16 luglio alle 11 nella chiesa parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio. Martedì 15, ore 20,30, sarà recitato il rosario.