“In the Mood for Love”, quei legami tormentati nella Hong Kong anni 60
SAN MARTINO SICCOMARIO. Lunedì (ore 21:15) la versione restaurata in 4K di “In the Mood for Love” - il capolavoro di Wong Kar-Wai (2000) – segnerà il nuovo appuntamento al Movieplanet di San Martino Siccomario con “Visioni dal Mondo”, la rassegna cinematografica curata da Marco Mariani, Luigi Riganti e Cristina Francese. Il film – che porta lo spettatore a riflettere sulla fragilità dei legami umani e sul potere del silenzio nelle relazioni – è ambientato a Hong Kong negli anni '60, un'epoca segnata da forti convenzioni sociali e una certa rigidità nelle dinamiche familiari, creando il contesto perfetto per una storia di amore proibito e inespresso.
La trama si concentra su due personaggi principali, Chow Mo-wan (interpretato da Tony Leung) e Su Li-zhen (interpretata da Maggie Cheung), due vicini che, scoperto quasi simultaneamente il tradimento dei rispettivi coniugi, iniziano a entrare in contatto l'uno con l'altro, cercando di comprendere e affrontare il dolore e il tradimento che entrambi provano. Nonostante la crescente connessione emotiva e intellettuale tra i due, che si sviluppa lentamente e con una grande intensità, essi decidono di non cedere alla passione, scegliendo invece di mantenere il loro legame esclusivamente platonico.
La loro relazione è segnata da un rispetto profondo e da una tensione sotterranea che non viene mai esplicitata, ma che è costantemente palpabile, fatta di sguardi, gesti impercettibili e parole non dette. La consapevolezza di un amore impossibile e di un legame che non può sfociare in un incontro fisico rende la loro relazione ancora più struggente e piena di rimpianto, mettendo in evidenza la complessità dell'animo umano e la lotta tra ciò che si desidera e ciò che è moralmente accettabile. Il restauro in 4K esalta la ricchezza della fotografia di Christopher Doyle—specialmente l'uso iconico di colori, luci e composizione che definiscono l'estetica del film (con i toni vibranti del rosso, oro e verde nelle scenografie) – e la suggestiva e malinconica colonna sonora firmata da Shigeru Umebayashi. Giacomo Aricò