Pastorino, i gol e la lezione di Torresani: «A Pavia ho imparato anche ad allenare»
Pavia. Matteo Pastorino è stato tra i protagonisti della rinascita del Pavia, partita dall’Eccellenza con la gestione della famiglia Calisti nel campionato 1988-89. Una stagione dominata e chiusa con 13 punti di vantaggio sulla Castellana, seconda classificata. A oltre un quarto di secolo di distanza, per Pastorino quell’esperienza resta un ricordo indelebile. «Mi ha lasciato tantissimo, e non lo dico per retorica. Arrivavo in una piazza importante come Pavia, con un pubblico da categoria superiore e una squadra che, con la nuova proprietà Calisti, voleva tornare a livelli consoni al blasone del club azzurro. Mettemmo il primo mattone con una splendida cavalcata vincente. Era un grande gruppo, molto unito dentro e fuori dal campo. Rimasi anche l’anno successivo in D, prima di proseguire con il Casale e, poi, alla Vogherese con mister Domenicali».
Una lunga carriera con tante squadre fino ai 39 anni.
«Sì, sono partito dall’Eccellenza, poi ho giocato quasi sempre in D e anche un'annata in C2 con il Castel San Pietro. La soddisfazione più grande è stata chiudere sul campo portando il Bogliasco alla promozione in D, nella mia ultima avventura da calciatore».
Poi la scelta di allenare.
«Ci stavo pensando da tempo. Giovanni Invernizzi, ex giocatore della Sampdoria, che era stato mio allenatore al Bogliasco, mi portò nelle giovanili blucerchiate. Lì ho allenato per 12 anni consecutivi, salvo una stagione nel vivaio dello Spezia. Devo ringraziare Invernizzi per la fiducia e l’opportunità. Devo dire comunque, anche a distanza di anni, che ho imparato molto nelle due stagioni a Pavia da un tecnico come Torresani, che mi ha lasciato insegnamenti importanti per la mia carriera da mister».
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Dopo l’esperienza nel vivaio blucerchiato, ha appena concluso la sua prima annata in D sulla panchina del Ligorna. Il bilancio?
«Più che positivo. Abbiamo chiuso al settimo posto, siamo stati in zona play off a lungo e rimarrò anche la prossima stagione alla guida di questa squadra genovese».
Nel 2025/26 potrebbe ritrovare da avversario il Pavia, se verrà inserito nel girone ligure-piemontese. Sarebbe bello rivedere, anche se sull’altro fronte, i colori azzurri con cui ha giocato?
«La scorsa stagione ho affrontato la Voghe, ma sicuramente, se il Pavia sarà inserito nel girone A, ci sarà un po’ di emozione e di nostalgia. In quel club e in quella città ho vissuto due anni importanti. Il Pavia merita categorie superiori, come le merita tutta la città».
Un ricordo per due ex compagni azzurri purtroppo scomparsi prematuramente.
«Due amici, in campo e fuori, ci hanno lasciato troppo presto, dopo aver dato tanto per il Pavia. Il dramma di Fabio Ardizzone, morto giovanissimo a 32 anni in un incidente, e quello di José La Cagnina, colpito da una malattia che lo ha portato via lo scorso anno. Li ricordo entrambi con grande affetto».