Il Dna nella bocca di Chiara Poggi resta «ignoto»: «contaminazione» o terzo uomo
GARLASCO. La seconda replica eseguita dalla genetista Denise Albani, la perita incaricata dalla giudice Daniela Garlaschelli di condurre l'incidente probatorio sulle analisi genetiche, ha dato questo esito: due tasselli sarebbero compatibili con “l'aplotipo di Ernesto Gabriele Ferrari", l'assistente del medico legale Marco Ballardini che eseguì l'autopsia nel 2007. Sul quinto, che resta da attribuire, la perita non scioglie i dubbi sull’eventuale “ignoto 3”, ma resta l’ipotesi della contaminazione da parte di un operatore. Per verificare questa ipotesi ha annunciato ai consulenti che chiederà chiarimenti al medico legale Ballardini sulle modalità di esecuzione dell’autopsia. Per i consulenti di parte restano dubbi sulla effettiva possibilità di confrontare il materiale con altri profili genetici.
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Sull'ipotesi inquinamento la perita ha dunque chiesto al medico legale Ballardini di dare qualche informazione in più, per capire in che modo fu eseguito il tampone orale. Gli esperti ricordano che «non si tratta di un tampone sterile, ma di una garza presa in sala autoptica», quindi forse già manipolata, con il solo scopo di acquisire il materiale genetico della vittima. L'ipotesi della contaminazione era stata sostenuta fin da subito dai consulenti della famiglia Poggi.
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La procura di Pavia, diretta da Fabio Napoleone, e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, lavorano quindi su due fronti: la ricerca di un possibile «contaminatore» tra gli operatori che nel 2007 si avvicinarono al cadavere di Chiara Poggi o a quella che il profilo appartenga all'assassino della 26enne.