Raffaele Sacco: biografia dell’autore dei versi di “Te Voglio Bene Assaje”
Raffaele Sacco: biografia del poeta napoletano, autore dei versi di “Te Voglio Bene Assaje”, nel post a cura di Napoli Fans
Tra i tanti nomi legati alla cultura e alla poesia napoletana, uno su tutti può essere considerato il precursore della musica napoletana tradizionale: stiamo parlando di Raffaele Sacco.
Raffaele Sacco è una figura affascinante della cultura napoletana ottocentesca, noto soprattutto per essere considerato il poeta dei versi della celebre canzone napoletana Te Voglio Bene Assaje. Ma dietro quel brano immortale c’è un uomo curioso, ingegnoso, con una doppia identità: poeta e ottico, studioso di strumenti e artefice di versi che valsero a Napoli una nuova stagione musicale.
Scopriamo qui la sua storia: bentornati su Napoli Fans!
Le origini: tra ottica e slancio poetico
Raffaele Sacco nasce a Feroleto Piano (CZ) il 14 agosto 1787, ma è la sua vita a Napoli che segna il suo destino umano e artistico.
Fin da ragazzo dimostra una grande memoria e un talento per la poesia orale: impara a memoria versi e li improvvisa con facilità.
Intellettuale curioso e autodidatta, intraprende la carriera di ottico: apre un negozio nel cuore di Napoli, in via Capitelli, dove realizza anche l’aletoscopio, uno strumento per verificare l’autenticità di bolli e sigilli legali.
In bottega l’ottica si mescola alla cultura: una persona concreta con lo sguardo rivolto all’arte dei versi. Ottica Sacco che esiste ancora oggi, nella medesima via,
Te Voglio Bene Assaje: da poesia a inno popolare
Il momento più importante della sua vita resta, senza dubbio quello che va dal 1835 al 1839, quando Sacco dedica una poesia a una donna che lo colpisce.
Quel testo diventerà “Te Voglio Bene Assaje”, melodia destinata a cambiare la storia della canzone napoletana.
Secondo la tradizione, il testo fu musicato da Filippo Campanella, amico e musicista di Sacco, anche se molte fonti dichiarano Donizetti autore della musica — una leggenda popolare difficile da accantonare.
La prima esecuzione sembra avvenire durante un salotto privato nel 1835 e poi ufficialmente nel 1839 alla Festa di Piedigrotta, la storica festa popolare napoletana dedicata alla Madonna. La canzone diviene un inno alla musica napoletana.
In breve tempo il ritornello diventa orecchiabile per la gente:
«Io te voglio bene assaie e tu nun pienze a me»
In pochi mesi furono venduti oltre 180.000 foglietti con spartiti e testo, una fama pazzesca senza precedenti.
Il brano fu subito un fenomeno virale: cantato in piazza, nei mercati, nei salotti, diventò uno spartito comune nelle case.
Il giornalista Raffaele Tommasi lo definì
“in acuto suono…venuta in sì gran fama da destar l’invidia dei più valenti compositori”.
L’uomo dietro la canzone
Sacco non è solo un poeta, ma un uomo colto e creativo:
- Ottico e precursore della certificazione dei bolli, con la sua invenzione dell’aletoscopio
- Pittore di versi capace di catturare emozioni universali e allo stesso tempo legate al dialetto e alla cultura napoletana
- Appassionato frequentatore di salotti culturali, dove si confrontava con letterati e musicisti
Nella sua bottega una targa marmorea ricorda la sua invenzione e la fama del testo, ancora oggi visibile in via Capitelli 34-38, dove abbiamo ancora aperta la sua ottica, appunto Ottica Sacco.
Il lascito e la memoria
Raffaele Sacco muore a Napoli il 20 gennaio 1872, lasciando una canzone che resta un pilastro della cultura partenopea e un esempio dell’evoluzione della canzone d’autore: la transizione dalla tradizione orale alla canzone con testo poetico stampato e diffuso.
Oggi il suo nome è conosciuto dagli appassionati più curiosi, ma la canzone — interpretata da voci leggendarie come Roberto Murolo, Mina, Lucio Dalla e tanti altri — continua ad emozionare. Sacco è entrato nella storia come poeta popolare e intellettuale illuminista, capace di dare voce ai sentimenti semplici con eleganza e forza.
Testo della canzone Te voglio bene assaje
«’Nzomma songh’io lo fauzo?
Appila, sié’ maesta:
Ca ll’arta toja è chesta
Lo dico ‘mmeretá.
Io jastemmá vorría
lo juorno che t’amaje!
Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a mme
Pecché quanno me vide
te ‘ngrife comm’ ‘a gatto?
Nenne’ che t’aggio fatto
ca no mme puo’ vedé?
Io t’ ‘aggio amato tanto,
si t’amo tu lo saie
Te voglio bene assaie
e tu nun pienze a me.
Ricordate lu juorno
Ca stive a me vicino
E te scorreano ‘nzine
Li lacreme accussì
Diciste a me “Nun chiagnere
Ca tu dd’o mio sarraje”
Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a mme
La notte tutte dormeno
ma io che bbuo’ durmi’!
penzanno a nnenna mia
me sento ascevuli’
li quarte d’ora sonano
a uno, a ddoie, a ttre:
Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a mme
Guardame ‘nfaccia e vvide
comme songo arredutto
sicco, paliento e brutto,
nennella mia pe’ tte!
Cusuto affilo duppio
co’ tte me vedarraie
Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a mme
Quanno so’ fatto cennere
tanno me chiagnarraie
sempe addimannarraje:
“Nennillo mio addo’ sta?”
la fossa mia tu arape
e llà me truvarraie:
Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a mme!»
Conclusioni
Raffaele Sacco è l’esempio perfetto dell’equilibrio tra scienza e poesia, un uomo che unì il mestiere dell’ottico all’ispirazione popolare.
Con “Te Voglio Bene Assaje” ha raccontato l’amore in dialetto, portandolo da un salotto elegante alla piazza, trasformando un verso in canto universale.
A Napoli è ricordato come poeta, scienziato ed espressione viva dell’anima partenopea.
La sua canzone rimane una colonna sonora di un’intera città, un ponte tra epoche, culture e sentimenti.
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