Anziana di Vische morì dopo una caduta dal letto in ospedale a Ivrea: Asl condannata a risarcire
IVREA. Il tribunale di Ivrea ha condannato l’Asl/To4 a risarcire 148.486 euro al figlio di una donna di Vische morta nel settembre 2021 dopo una lunga convalescenza seguita a una frattura riportata in ospedale. La sentenza, firmata il 9 giugno dalla giudice Stefania Frojo, riconosce la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l’assenza di misure di prevenzione (sponde laterali di contenimento) nella notte tra l’1 e il 2 marzo 2021, quando la donna, allora 92enne, cadde dal letto durante un ricovero all’ospedale di Ivrea.
L’azione legale era stata promossa dal figlio della paziente, assistito dall’avvocato Giacomo Vassia, che chiedeva un risarcimento complessivo di quasi un milione di euro, anche per la morte della madre. Il tribunale ha accolto solo in parte le richieste, riconoscendo il diritto al risarcimento dei danni biologici subiti dalla donna, ma non il nesso causale tra la caduta e il decesso avvenuto sei mesi dopo.
Dagli atti emerge che la paziente era stata vista il 28 febbraio 2021 per episodi di assenza e stato confusionale.
Due notti dopo, alle 3 del mattino, cadde dalla barella procurandosi la frattura del femore. Poco prima, alle 2.30, era stata sedata per un episodio di agitazione. Secondo i consulenti tecnici nominati dalla giudice, la donna era una paziente "grande anziana fragile" affetta da plurime patologie, tra cui demenza, deficit visivi e motori, e pertanto a elevato rischio di caduta. Malgrado ciò, al momento dell’evento si trovava sola e senza protezioni.
La consulenza sottolinea che "le cadute rappresentano l’evento avverso più comune negli ospedali e colpiscono spesso soggetti fragili". Secondo le statistiche citate in sentenza, circa la metà degli anziani che subiscono una frattura del femore non recupera più la capacità di camminare e uno su cinque muore entro sei mesi.
I giudici hanno ritenuto che l’Asl non abbia dimostrato di aver adottato misure adeguate per prevenire l’evento, né fornito una ricostruzione plausibile della dinamica. Il risarcimento copre il danno biologico permanente (valutato al 35%), l’invalidità temporanea (66 giorni), le sofferenze morali e le spese sanitarie documentate. Non è stato invece riconosciuto l’aumento richiesto per la personalizzazione del danno.
Escluso anche il risarcimento per la morte della donna. I consulenti hanno attribuito il decesso a una "sindrome involutiva senile", già in atto prima della caduta e aggravatasi nei mesi successivi. Nessun elemento, secondo la consulenza, consente di ritenere che la frattura abbia avuto un ruolo determinante o concausale nel decesso.
L’Asl To4, difesa in giudizio dall’avvocato Paolo Salvini, è stata infine condannata anche al pagamento delle spese legali e delle consulenze tecniche, per un totale di oltre 17 mila euro.