Campagna contro la giurista pro aborto proposta dalla Spd: in Germania la prima mini-crisi nel governo Merz
Doveva essere solo una formalità l’elezione da parte del Bundestag di tre giudici nei posti vacanti della Corte costituzionale tedesca. Ma i nomi concordati dai partiti della maggioranza di Grosse Koalition (cristianodemocratici di Cdu e Csu e socialdemocratici della Spd) non sono stati sufficienti per superare l’ostacolo del voto in Aula, dopo il primo ok in commissione. Inaspettatamente le forze di governo hanno chiesto lo stralcio del voto dall’ordine del giorno. Una giurista indicata dalla Spd, Frauke Brosius-Gesdorf, 54 anni, docente di diritto pubblico all’università di Potsdam, non avrebbe più avuto il sostegno necessario all’interno della Cdu.
Il motivo addotto ufficialmente: dubbi sul suo lavoro di dottorato diffusi sul web dal “cacciatore di plagi” Stefan Weber. Ci sarebbero stati 23 presunti casi di identità testuali nella tesi di dottorato della giurista e quella di abilitazione di suo marito, Hubertus Gersdorf, presentate entrambe all’Università di Amburgo. In realtà l’ipotesi sembrava già pretestuosa perché il testo della professoressa era precedente di tre anni rispetto all’abilitazione del coniuge (rispettivamente 1997 e 2000). Una prima perizia sommaria dello studio legale di Stoccarda Quaas e Partner mercoledì sembra aver sgombrato il campo: le accuse sono infondate e prive di sostanza.
Dietro a queste accuse, però, ci sono altre questioni che solleva il gruppo parlamentare socialdemocratico. A far saltare la candidatura di Brosius-Gesdorf sarebbe stata l’ingerenza “del tutto inaccettabile” della Chiesa cattolica, una campagna orchestrata di antiabortisti e sui media dello spettro populista di destra, cavalcata dalla AfD. L’arcivescovo di Bamberg Herwig Gössl aveva suggerito in una predica che Brosius-Gesdorf “nega il diritto alla vita dei nascituri” bollandolo come “abisso dell’intolleranza”. Una piattaforma antiaborto ha anche messo a disposizione uno strumento per inviare automaticamente e-mail di invito a non votare la candidata in quota Spd. Nel 2023-2024 la giurista in realtà aveva fatto parte di una commissione di esperti nominata dalla vecchia coalizione su autodeterminazione e medicina riproduttiva che raccomandò la legalizzazione dell’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza, e vi sostenne che ci sono buone ragioni per cui la piena garanzia della dignità umana si applica solo dalla nascita. Alcuni parlamentari della Cdu-Csu ritengono la professoressa di Potsdam, peraltro, non eleggibile anche per essersi espressa a favore della vaccinazione obbligatoria durante la pandemia di coronavirus. E Brosius-Gesdorf ha anche l’AfD contro di sé, soprattutto perché l’ha ripetutamente criticata, per essersi detta favorevole alla messa al bando al partito di estrema destra.
La docente vanta una lunga carriera accademica: ha insegnato in varie università, è stata co-autrice di diverse pubblicazioni, è membro del Comitato etico centrale dell’Ordine dei medici e nel 2023 è diventata curatrice di un rinomato commentario alla Legge Fondamentale. In un talk show televisivo ha risposto: “Definirmi di ‘estrema sinistra’ o ‘radicale di sinistra’ è diffamatorio… Rappresento posizioni assolutamente moderate provenienti dal centro della nostra società” ha dichiarato, aggiungendo di aver ricevuto minacce e posta sospetta, di clip in cui un pugno colpisce la sua immagine. È falso – ha chiarito- che abbia detto o scritto che l’embrione non ha diritto alla vita. Piuttosto si è battuta per la legalizzazione dell’aborto precoce che ancora oggi in Germania non è soggetto a pena, ma resta illegale.
La Cdu ora vuole concordare un nuovo tris di nomi, ma la Spd difende la sua scelta anche per non permettere – è il ragionamento – che tali campagne prevalgano snaturando la democrazia nel Paese. Per una rinuncia quindi la Spd potrebbe richiedere una forte contropartita. Per paradosso, alcuni commentatori sostengono che con l’apparizione televisiva Brosius-Gesdorf possa aver peggiorato la sua situazione. Lei si è detta pronta a incontrare i parlamentari Cdu e Csu. Comunque vada l’episodio segna una débâcle dell’ex ministro Jens Spahn (già segnato dalle polemiche per acquisti di maschere a prezzi ed in quantità spropositate durante la pandemia) perché come capogruppo Cdu non ha saputo serrare le fila. Il cancelliere Friedrich Merz – forse rasserenato che tutti se la piglino solo con Spahn – ha evitato di prendere posizione coi giornalisti, ma il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier ha già ammonito di risolvere in fretta questa prima mini-crisi nella nuova maggioranza.
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