Caluso, la studente che ritrattò le accuse al professore: «Quando dissi di non aver subito violenze tutta la classe mi andò contro, fu bruttissimo»
CALUSO. «Ci fu una reazione bruttissima da parte della classe, tutti mi sono andati contro quando ho detto che non ero sicura». A testimoniare è una delle ragazze che avevano denunciato il professor Daniele Finotto, 59enne di Castellamonte all’epoca all’Iis Ubertini, per violenza sessuale. Lei, tra tutte, è quella che ha ritrattato.
La sua testimonianza è stata chiesta con forza dall’avvocato difensore Celere Spaziante, dopo che era stata sentita la madre della ragazza. A opporsi, sia la pm Maria Baldari, che gli avvocati delle tre ragazze che si sono costituite parte civile attraverso gli avvocati Stefano Idem e Guido Conte. Ma il collegio del tribunale di Ivrea presieduto dalla giudice Stefania Cugge ha deciso di ammetterla, per fare chiarezza. Perché nelle scorse udienze la tesi di un complotto contro il professore da parte delle ragazze che lo avevano denunciato e di una professoressa precaria, era emersa dalle testimonianze degli insegnanti e della collaboratrice scolastica.
Secondo la denuncia iniziale che aveva sporto, l’insegnante di sostegno aveva palpeggiato la ragazza mentre le allacciava il grembiule dietro la schiena. Poi, però, lei stessa andò dai carabinieri e disse di aver ingigantito l’episodio. Ieri, in tribunale, ha confermato di non essere mai stata toccata in modo inappropriato dal professore. E racconta, dal suo punto di vista, le dinamiche della classe. Dinamiche adolescenziali, di ambizioni, crescita ed esclusione sociale, fatte di punti di vista spesso non conciliabili. «È partito tutto da un confronto tra studenti, senza professori, ma con noi rappresentati di classe - spiega la ragazza -. Decidemmo di andare a parlare con una professoressa che faceva la coordinatrice. Lei parlò con la preside, inizialmente da sola. Poi è venuta da noi e ci ha detto che la preside voleva delle nostre dichiarazioni scritte, anche dei nostri genitori. Qualcuno lo ha fatto, qualcuno no, mia madre per esempio non l’ha fatto. Mi ha subito detto che dovevamo essere sicure delle accuse che muovevamo».
La ragazza era entrata quello stesso anno nella nuova classe. «Si vociferavano da subito quelle cose sul professore - racconta -, io mi sono resa conto solo successivamente che guardavo ormai ogni suo atteggiamento con una malizia che non c’era. Mi avevano detto che era stato mandato via da una scuola, che era passato dalla materia al sostegno per atteggiamenti inappropriati con le ragazze. Poi scoprii che non era vero. Sono cose che mi diceva una delle ragazze che lo ha denunciato e mi diceva che gliel’aveva detto la professoressa».
La classe, però, secondo quanto testimoniato era convinta di quello che denunciava. «Le persone che hanno scritto quelle lettere erano sicure - precisa -, ma secondo me esageravano, aggiungevano dettagli».
Tante cose, poi, venivano riportate su una chat whatsapp. «Mi ricordo che una volta erano tutti arrabbiati e scrivevano: gliela dobbiamo far pagare al professore». La madre della ragazza ha inoltre raccontato che dopo esser stata sentita in relazione al procedimento ha avuto problemi di stress e di salute.
Il processo è stato rinviato a settembre per la discussione e la sentenza, quando il collegio avrà il compito di dirimere la controversia tra i testi del pm e quelli della difesa, che raccontano due storie difficilmente conciliabili.