Cuorgnè, manomessa centralina elettrica Teatro al buio durante lo spettacolo
CUORGNÈ.Spetterà ai carabinieri della stazione di Cuorgnè del maresciallo Gianmarco Altieri e alla polizia locale guidata da Linuccia Amore, già al lavoro, fare luce (è il caso di dirlo) sul tentativo di sabotaggio avvenuto giovedì 17 luglio al teatro comunale Tullio Pinelli.
Durante lo spettacolo “La notte dei cantautori. Lucio, Fabrizio e gli altri”, qualcuno ha pensato di trasformare la serata in un’esperienza al buio, manomettendo i quadri elettrici esterni, cercando di danneggiarli e infine tirando giù l’interruttore generale. Ecco a voi il sabotaggio culturale del weekend: un blackout tattico con velleità artistiche.
A segnalare l’episodio sono stati gli organizzatori stessi, con il tono serio di chi non ride mica: «Ci hanno staccato la corrente durante lo spettacolo. Qualcuno ha scassinato la centralina e ha tirato giù l’interruttore generale per tentare di rovinare la serata a tutto il pubblico e agli artisti sul palco. Purtroppo c’è qualcuno a cui la Cultura dà fastidio e noi non possiamo che rimanere spiazzati. Le telecamere di sorveglianza per fortuna hanno ripreso tutto e i colpevoli verranno trovati».
Ma artisti e pubblico non sono gli unici ad aver patito danni. L’adiacente ufficio Aci è rimasto senza energia elettrica sino a quasi alle 12 del giorno successivo e tutti coloro che avevano fatto pazientemente la fila per sbrigare le pratiche sono stati invitati a ritornare successivamente.
Ma la rabbia più palpabile è quella degli organizzatori dello spettacolo: «Qualcuno a cui la Cultura dà fastidio»: frase che suona come una dichiarazione di guerra.
Il colpevole, però, non sapeva che allo spettacolo c’erano le luci di emergenza, l’assistente di sala e un pubblico da sold‑out pronto ad attendere pazientemente che si trovasse una soluzione.
Lo conferma anche l’assessora alla Cultura e Istruzione, Laura Ronchietto Silvano: «La corrente è saltata intorno alle 23.10, in piena serata. L’elettricità è tornata dopo pochi minuti, non grazie a un colpo di scena da film, ma perché si è capito che a essere stati manomessi non erano i quadri elettrici interni, bensì quelli esterni». Forte come trama: «Abbiamo chiamato un tecnico per capire cosa fosse successo, ed era evidente – racconta l’assessore – i quadri esterni erano stati forzati e manomessi».
Insomma, niente horror in sala: le luci di emergenza hanno fatto il loro mestiere, il pubblico non è rimasto al buio totale, e c’erano gli assistenti di sala a dire “sì, signori, restate seduti, state tranquilli”.
Fine del copione, almeno per la scenografia improvvisata. I filmati delle telecamere sono chiarissimi, stando alle forze dell’ordine. Carabinieri e polizia municipale hanno già in mano le immagini dei vandali, che adesso potranno essere identificati e trasferiti dal posto di regia direttamente nel prossimo atto: la giustizia. Si spera.
A intervenire, come sempre, ci ha pensato anche il capogruppo di minoranza Davide Pieruccini: «Quali problemi alla testa bisogna avere per pensare un atto di vandalismo simile? Non solo l’interruzione dello spettacolo, ma anche una situazione di pericolo per i tanti presenti in sala. Roba da matti», ha tuonato. Perfetto commento, tagliente e asciutto: «Roba da matti» – e non fa una piega.
Ora si attendono sviluppi: l’identikit dei colpevoli, possibili motivazioni (anticulura? no‑vax della musica? eroi dell’economia domestica che non pagano la bolletta?), e magari anche qualche bega giudiziaria.
Ma una cosa è certa: spegnere le luci per oscurare la Cultura è un cliché scadente, poco originale e, soprattutto, inusuale. Non si ricordano episodi simili.
Colpa loro, se è venuta l’ora di chiedersi: “Ma davvero nel 2025 ancora si usano questi metodi per fermare un concerto?”
Cronaca di un blackout voluto che, per fortuna, non ha spento voci e strumenti. E la Cultura, ancora una volta – anche se con meno watt del previsto – ha vinto.