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L’Italia dice no all’Oms: il governo punta i piedi sul nuovo regolamento che minaccia la sovranità nazionale e la libertà dei cittadini

Nessun tentennamento, nessuna riserva, nessun compromesso. Il governo Meloni ha notificato ufficialmente il proprio rifiuto a tutti gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale (Rsi) adottati il 1° giugno 2024 dalla 77ª Assemblea mondiale della sanità. E lo ha fatto con una lettera tanto secca quanto dirimente, inviata al Direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus: «Ai sensi dell’articolo 61 del Regolamento sanitario internazionale (2005), per mezzo di questa lettera Le notifico il rifiuto da parte italiana di tutti gli emendamenti adottati dalla 77ª Assemblea mondiale della sanità con la Risoluzione WHA77.17 (2024)». Una riga di diritto internazionale, che però vale una dichiarazione di principio.

L’Italia si chiama fuori: una scelta politica netta sull’Oms

Una «pietra tombale» – come l’ha definita La Verità — sulle pretese di centralizzare a Ginevra il potere di decidere cosa è salute, come si cura e quando si chiude un Paese. Il termine per comunicare la propria decisione scadeva proprio oggi, 19 luglio. Dal 20 luglio in avanti, il silenzio sarebbe valso assenso e gli emendamenti sarebbero diventati vincolanti per l’Italia a partire dal 19 settembre, senza bisogno di ratifiche parlamentari. In barba al confronto democratico.

Ma il governo ha deciso di parlare, chiaro e tondo. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, d’intesa con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha fatto pervenire all’Oms il rifiuto formale, sottraendo così il nostro Paese all’automatismo di un regolamento che avrebbe attribuito poteri straordinari all’organizzazione, a scapito delle competenze nazionali.  «Saranno tutelate le libertà dei cittadini», aveva promesso Schillaci il 20 febbraio, in occasione della Giornata nazionale del personale sanitario. La promessa è stata mantenuta.

L’obiettivo? Proteggere la sovranità nazionale

«Il ‘no’ deciso del ministro Schillaci alla possibile riduzione dell’autonomia degli Stati di decidere come fronteggiare una eventuale emergenza pandemica ci convince e ci rincuora — ha commentato a margine il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini — il governo Meloni si è, così, opposto alle modifiche al Regolamento sanitario internazionale che voleva dare un nuovo impianto restrittivo a favore dell’Oms, proteggendo, di fatto, la sovranità nazionale in tema di gestione di situazioni come quella fronteggiata durante il Covid».

Filini ha inoltre sottolineato come gli emendamenti avrebbero potuto aggirare il passaggio parlamentare, imponendosi in modo automatico e senza un confronto in Parlamento. A suo giudizio, la prontezza dell’esecutivo nel bloccare questo meccanismo conferma una linea di condotta coerente e rassicurante per i cittadini, soprattutto in vista di eventuali crisi future.

Nessuna obiezione parziale: rigetto totale

Gli emendamenti erano stati fortemente contestati da una vasta rete di giuristi, medici, comitati civici e osservatori indipendenti, che chiedevano al governo un rigetto integrale e privo di riserve. La Commissione medico-scientifica indipendente (Cmsi) aveva più volte chiarito che «I Paesi che rigettano gli emendamenti non lasciano vuoti normativi, restando vigenti gli attuali Rsi. Né tanto meno significherebbe uscire dall’Oms, ma al contrario sarebbe un segnale forte di insoddisfazione (anche nei confronti di scivolamenti censori nell’Ue), cui far auspicabilmente seguire l’apertura di un ampio dibattito sulle riforme richieste».

Il rischio paventato era evidente: l’Oms, attraverso il nuovo impianto normativo, avrebbe potuto dichiarare ex abrupto un’emergenza di salute pubblica di interesse internazionale (Pheich), scavalcando la valutazione delle autorità sanitarie nazionali. Con la stessa facilità, avrebbe potuto emanare raccomandazioni vincolanti su quarantene, chiusure, restrizioni di viaggio e distribuzione di prodotti sanitari.

Nessuna cessione al paradigma del «One Health»

Sullo sfondo, la dottrina del «One Health», paradigma ideologico che tende ad accentrare la governance sanitaria sotto un’unica autorità sovranazionale. Una formula apparentemente neutra, che però concentra poteri e indebolisce il principio di sussidiarietà. Il rigetto italiano, in questo contesto, suona come una netta affermazione di sovranità: nessuna delega in bianco, nessun automatismo internazionale.

E non si tratta solo di misure sanitarie. Gli emendamenti respinti prevedevano anche interventi sulla gestione dell’informazione durante le emergenze. In nome della lotta alla disinformazione, si sarebbero aperti varchi potenzialmente invasivi su libertà di stampa, privacy e diritto alla critica. Memori degli eccessi censori del periodo pandemico, il governo ha scelto la via della prudenza. E della fermezza.

Gemmato: “Non siamo i soli. Anche gli Usa hanno detto no”

Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, ha voluto rimarcare:«Con questa decisione l’Italia dimostra grande coraggio nell’affermare in maniera netta la propria sovranità nazionale nella definizione delle politiche sanitarie. Non siamo i soli, infatti, a sostenere che il pacchetto di emendamenti al Regolamento sanitario internazionale approvato per consenso nel 2024 conferisca eccessivi poteri all’Oms a livello politico, organizzativo e, non ultimo, economico-finanziario».

E ha aggiunto:«Anche altre Nazioni, come gli Stati Uniti, hanno scelto la stessa strada. Rassicuriamo i nostalgici del duo Conte-Speranza: rigettare le modifiche al regolamento non vuol dire uscire dall’Oms. L’Italia, infatti, continuerà a far parte dell’organizzazione e ad applicare la versione del regolamento attualmente in vigore, quindi a cooperare a livello internazionale sulle minacce sanitarie, senza però accettare imposizioni e vincoli che avrebbero avuto un impatto enorme sul nostro sistema politico ed economico».

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