Garlasco, nessuna contaminazione recente: per ora resta il mistero “ignoto 3”
Garlasco. Il profilo genetico di “ignoto 3” — isolato da una garza usata nel 2007 per prelevare materiale biologico dalla bocca di Chiara Poggi — non è riconducibile a una contaminazione recente da parte di chi ha maneggiato il reperto negli ultimi. Resta da capire ancora se ci fosse stata una contaminazione all’epoca.. A stabilirlo è stata la genetista Denise Albani, perita nominata dalla gip Daniela Garlaschelli, nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio della giovane di Garlasco. Una rilevazione non ancora ufficiale agli atti, ma confermata anche alle parti dell’incidente probatorio in corso sulle nuove indagini per l’uccisione della 26enne Chiara Poggi avvenuta nella villetta della sua famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007 mentre la giovane si trovava sola e i genitori erano in vacanza in Trentino Alto Adige. Il nuovo indagato è Andrea Sempio, 37enne amico del fratello minore di Chiara.Per il delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. Sia Stasi sia Sempio si sono sempre detti innocenti. Albani, consulente del tribunale, ha confrontato il Dna maschile trovato nella cavità orale della vittima con i profili di tutti coloro che recentemente sono entrati nel laboratorio per assistere alle analisi: i suoi stessi collaboratori, il colonnello Luciano Garofano (consulente della difesa di Andrea Sempio, attualmente indagato), e Marzio Capra, esperto nominato dalla famiglia Poggi. Tutti sono risultati estranei al profilo genetico rilevato.Non sono stati invece sottoposti a tampone i consulenti dei legali di Alberto Stasi, che hanno assistito alle operazioni da dietro una vetrata. La perita ha inoltre rilevato sulla garza il Dna di un infermiere che assistette il medico legale Marco Ballardini durante l’autopsia, segnalando così una possibile contaminazione passata, dovuta all’utilizzo di materiale non sterile. Il prossimo passo, una volta che Albani rientrerà dalle ferie, sarà confrontare “ignoto 3” con altri profili, tra cui quelli di tecnici e assistenti presenti all’epoca dell’esame autoptico.
Continuano gli accertamenti
Intanto l’udienza di mercoledì, fissata davanti al gip Garlaschelli, sarà cruciale per decidere l’eventuale estensione dell’incidente probatorio. In quella sede sarà anche formalizzato l’incarico al perito Domenico Marchigiani, che dovrà analizzare le impronte digitali latenti rinvenute sulla spazzatura trovata nella villetta il giorno del delitto: un sacchetto azzurro, un brick di Estathé con etichetta arancione e confezioni vuote di biscotti e cereali.
Resta invece escluso, almeno per ora, l’esame dell’impronta digitale 33, trovata sul muro della scala che porta alla cantina, vicino al punto in cui fu rinvenuto il corpo di Chiara. Su quell’impronta, mai attribuita, le posizioni restano divergenti: per i consulenti della procura apparterrebbe ad Andrea Sempio, ma le difese — sia di Sempio sia della famiglia Poggi — ritengono che i punti di contatto siano troppo pochi. Un altro elemento ancora aperto al dibattito è quello delle impronte di scarpa: sette orme rilevate sulla scena del crimine, tra cui una lasciata nel sangue della vittima. Le impronte sarebbero compatibili con una scarpa Frau numero 42, in possesso ad Alberto Stasi (Sempio calza il 44), ma anche questa attribuzione è oggetto di una nuova consulenza tecnica disposta dalla procura. L’incidente probatorio, che finora non ha dato riscontri noti di nuove persone sulla scena del crimine, si concluderà il 24 ottobre. Intanto le indagini del pool di pm pavesi continuano: il procuratore capo l’altro giorno ha ricordato che gli inquirenti parleranno solo al termine dell’indagine.