Delitto di Garlasco, l'impronta 33 è una traccia mista di sudore e sangue
GARLASCO. L'impronta 33 trovata sul muro delle scale della cantina della villetta di via Pascoli, accanto al cadavere di Chiara Poggi, e che i consulenti dei pm attribuiscono all'indagato Andrea Sempio, è una traccia mista di sudore e sangue. E' la conclusione dei consulenti della difesa di Alberto Stasi (Oscar Ghizzoni, Ugo Ricci e Pasquale Linarello), depositata oggi (venerdì 25 luglio): i consulenti non si sono limitati a esaminare la fotografia dell'impronta ma hanno condotto un esperimento giudiziale, ricreando le condizioni di una traccia lasciata da una mano insanguinata con varie gradazioni.
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Secondo i consulenti si tratta di un contatto palmare intenso non compatibile con una normale discesa per le scale. Non un'impronta occasionale, quindi, ma un contatto palmare intenso di chi appoggia tutto il proprio peso sul muro.
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Per la parte dattiloscopica, invece, i tecnici della difesa di Stasi convergono con le conclusioni dei consulenti della Procura di Pavia, che avevano individuato 15 minuzie di corrispondenza tra quell'impronta e la traccia palmare di Andrea Sempio.
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La difesa di Sempio
«Non ci preoccupa, è una consulenza di parte che ha lo stesso valore della nostra stessa consulenza. Niente è stato accertato – dichiara Angela Taccia, difensore di Sempio insieme al collega Massimo Lovati –. Siamo fiduciosi che la verità su Andrea Sempio verrà a galla, prima o poi. Certo, dispiace essere venuti a conoscenza del deposito della consulenza da parte della difesa Stasi ancora una volta dai media». L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che proprio su questa traccia aveva chiesto un’analisi nel contraddittorio delle parti, viste le varie consulenze, dice: «Questo dimostra ancora una volta che avevo ragione a chiedere l’estensione dell’incidente probatorio. Devo constatare, comunque, che la consulenza della difesa di Stasi differisce da quanto aveva indicato la Procura, e cioè che sull’impronta non è emersa la presenza di sangue».
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