Ticino, l’erosione delle sponde peggiora: serve un nuovo piano
PAVIA. È allarme erosione per le sponde del Ticino con la corrente che sta inesorabilmente inghiottendo centinaia di metri di riva, al punto che Aipo ha deciso di modificare il progetto riguardante l’intervento di ripristino delle sponde su cui si affaccia via Milazzo. Una modifica che impone un nuovo stop a lavori già rinviati tre volte. Il cantiere era stato infatti allestito a gennaio in fondo a via Milazzo, ma il periodo di magra ne aveva impedito l’avvio. Poi, in aprile, la piena che aveva innalzato il livello del Ticino. In seguito si era dovuto fare i conti con la normativa del Parco del Ticino che impone il fermo di qualsiasi intervento nel periodo di giugno e luglio per non interferire con la riproduzione degli storioni.
Variazione in corsa
Ora un altro rinvio, determinato dalla necessità di cambiare la progettazione perché «si è constatato un incremento dell’erosione della sponda fluviale destra e il suo arretramento a monte e a valle dei gabbioni, tale da generare criticità e mettere a rischio la conservazione delle difese esistenti».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15248570]]
Insomma la situazione è ulteriormente peggiorata e il pericolo sta nel cedimento degli attuali “gabbioni”, cioè i massi trattenuti da spesse reti metalliche, che dieci anni fa erano stati posti a protezione di un tratto di riva, soggetti alla continua azione erosiva della corrente. L’Agenzia interregionale del fiume Po si è quindi vista costretta a rivedere l’opera, intervenendo 100 metri a monte e 20 metri a valle della gabbionata esistente. E quindi non più dalla gabbionata in giù. Una modifica progettuale che ha imposto la convocazione, probabilmente a fine agosto, di una nuova conferenza dei servizi per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Solo dopo l’ok degli enti interessati partiranno i lavori che erano stati finanziati da Regione Lombardia con 900mila euro e avevano l’obiettivo di mettere in sicurezza un tratto lungo complessivamente 330 metri. Lavori particolarmente complessi per il contesto e le caratteristiche peculiari della parte fluviale interessata. L’opera prevede, in un primo tratto, la sistemazione dell’attuale difesa spondale in gabbioni, realizzata con somma urgenza nel 2015, il rinforzo della fondazione della gabbionata attraverso uno scavo e la posa di massi ciclopici dal peso di circa 300 kg e dal diametro di 60 centimetri e, in un secondo tratto, lungo 180 metri, la realizzazione di una nuova difesa spondale, sempre con massi ciclopici delle stesse dimensioni, avevano spiegato da Aipo sottolineando anche la necessità di «incrementare in modo consistente la sicurezza idraulica dell’area in caso di piena».
Fabio Sai, ingegnere, responsabile di Aipo Pavia aveva ricordato che, nel frattempo, si era provveduto a portare il pontone, indispensabile per il trasporto dei materiali. Per ridurre al minimo i disagi, considerati gli spazi e la necessità di limitare l’interferenza con la viabilità, si era infatti deciso che la fornitura di circa 7.500 metri cubi di materiale si effettuerà per mezzo di un pontone da alveo fluviale che navigherà fra l’area di cantiere prevista per lo scarico dei massi e la sponda oggetto degli interventi.