Dazi Usa, Ruggeri (Valvitalia): «Inaccettabile il 50% sull’acciaio. Bisogna ripensarci»
RIVANAZZANO. Tre mesi fa, quando si parlava di un’ipotesi di dazi Usa al 20%, Salvatore Ruggeri aveva spiegato: «Non sarebbe certo una bella cosa, ma nemmeno una tragedia». Nel frattempo sui prodotti in acciaio, alluminio e metalli industriali, l’amministrazione Trump ha deciso di elevare la tariffa sulle importazioni al 50%, e l’accordo appena raggiunto tra il presidente americano e la presidente della commissione europea Ursula Von de Leyen non ha toccato questa quota.
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«Grande preoccupazione»
«Il 50% è assolutamente inaccettabile, insostenibile – protesta il presidente di Valvitalia di Rivanazzano, l’azienda specializzata nella progettazione, produzione e distribuzione di valvole, attuatori, raccordi e sistemi gas per l’industria energetica, e di soluzioni antincendio per i settori navale, ferroviario e infrastrutturale – tra l’altro per la Corea, che è la nostra principale concorrente sui nostri raccordi forgiati (componenti dei sistemi di tubazioni industriali, ndr), il dazio Usa è al 25%. Siamo molto preoccupati di perdere quote di fatturato, ovviamente dazi al 50% non sono riassorbibili nel prezzo di vendita e il cliente non è disposto a pagare molto di più. Non potremmo essere competitivi e il concorrente è dietro la porta».
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La divisione Tecnoforge di Valvitalia è strutturata tra gli stabilimenti di Arena Po (un’ottantina di dipendenti) e Castelsangiovanni (oltre 120 addetti): da sola - per capire l’impatto economico che avrebbe una perdita consistente di mercato - vale una ventina di milioni di esportazioni negli Stati Uniti, su un totale di 50 milioni di vendite di Valvitalia negli Usa.
«Tutto il comparto in Italia vale miliardi, è un settore di eccellenza perché abbiamo i materiali migliori, di qualità, ad alto snervamento e resistenza alla corrosione e la penalizzazione sarebbe fortissima, soprattutto per le aziende più piccole ma anche per la nostra – aggiunge Ruggeri – sembra che il 15% di dazi sugli altri prodotti, la quota fissata nell’accordo tra Ue e Usa, sia stato una grande successo rispetto al 30%. Certo, meglio di prima, ma molti non sanno che ci sono settori importanti per la nostra economia, come appunto il distretto vocato ai raccordi forgiati di cui noi facciamo parte, che verrebbe enormemente danneggiati. Spero che ci si ripensi».
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Impossibile trasferirsi negli Usa
Il numero uno di Valvitalia aveva espresso fiducia nella missione della premier Giorgia Meloni da Donald Trump, che però non sembra aver sortito grandi effetti: «Però vedo che la stessa Meloni vuole leggere l’accordo dei dettagli e di capire l’impatto sulle nostre aziende. Io dico la stessa cosa: magari nelle pieghe dell’intesa c’è la possibilità di rivedere il dazio al 50%».
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Impraticabile, invece, l’ipotesi di andare a produrre negli Usa per superare le barriere doganali: «Basta venire a vedere la nostra divisione Tecnoforge e quanti macchinari, presse, saldatrici, calandre, l’impianto per le radiografie ci sono – spiega Ruggeri – ci vogliono decine di milioni di investimenti, oltre alle competenze. Non sono cose che si improvvisano».
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