Servizi, bandi, turismo: due Unioni un progetto
NOMAGLIO
Se tornare alla Comunità Dora Baltea di 16 anni fa non è possibile, i sindaci di sette Comuni tra il fiume e il monte si muovono perché ciò avvenga nella sostanza. Lo hanno fatto con un primo incontro proprio giovedì scorso le Unioni montane Mombarone e Dora Baltea, quindi Andrate, Nomaglio, Settimo Vittone, Carema, Quincinetto, Tavagnasco, Quassolo, nell’ambito del progetto Italiae, di cui hanno incontrato il bolognese Giovanni Xilo, uno dei massimi esperti in organizzazione dei servizi pubblici. A darne notizia, la sindaca di Nomaglio, Ellade Peller, nel contesto della presentazione del Rapporto montagna 2025 tenutasi venerdì 25 luglio, su iniziativa di Uncem: «È un importante progetto della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per gli affari regionali e per le autonomie, che vuole favorire quanto più possibile l'intercomunalità. Andare cioè a supportare le amministrazioni dei piccoli Comuni perché gestiscano insieme le funzioni, così da ottimizzare le risorse, specializzare il personale e, ovviamente, dare ai cittadini migliori servizi». Diceva «giustamente giovedì il sindaco di Andrate», aggiunge: «È vero, abbiamo un problema di spopolamento e di decrescita demografica, ma abbiamo anche un altro problema. Non attraiamo persone. E allora, se forse contro lo spopolamento non si può fare più di tanto come amministratori, possiamo senz'altro fare qualcosa per attrarre persone e trattenerle, per supportare la residenzialità delle famiglie».
Il dato di fatto
Tra Dora Baltea e Mombarone le due comunità territoriali contano 5.081 abitanti su un territorio che si estende per 7 Comuni su complessivi 7.566 ettari, poco meno della Valchiusella che di abitanti ne fa 5.161 distribuiti su 8 Comuni ma occupa 14.324 ettari. Quanto agli abitanti, Nomaglio in 15 anni è passato da 334 a 273, perdendo il 18%, Andrate è arretrato da 476 a 467 unità, Quassolo da 399 a 330, Tavagnasco da 821 a 746. La realtà, qui come in altri piccoli centri montani e marginali, racconta di piccoli paesi rimasti via via senza negozi, alcuni quasi senza più dipendenti comunali, per cui avere il bancomat o l’ufficio postale è un sogno, per non parlare delle scuole e dei collegamenti con Ivrea, la sanità (da notare che là dove sono stati implementati modelli ben fatti di sinergie su servizi essenziali, su tutte la Casa di comunità di Vistrorio, i risultati ci sono).
La partita si gioca sui servizi
«È chiaro che presi singolarmente i piccoli Comuni non possono dare tutti i servizi – ha ribadito Peller – perciò è fondamentale che si mettano insieme per garantirli. Insomma, lo scopo del progetto Italiae mi sembra davvero ricalchi il solco tracciato dall’analisi del Rapporto montagne. Lo scopo di questo percorso è quello di mettere insieme le due Unioni, di farne una sola, non dico di tornare indietro alla Comunità montana Dora Baltea canavesana, ma all’unitarietà di intenti sì».
Servizi da garantire in un’ottica di crescita, visti gli arrivi attestati da un saldo migratorio superiore alla media. E un territorio forestale da gestire contro il dissesto idrogeologico (oltre che risorsa tutta da sfruttare che può alimentare la filiera legno). Basti dire che nella zona della Dora Baltea l’area boschiva occupa il 63% dell’intero territorio, il 55 nella zona del Mombarone, il 50% in Valchiusella.
Danni da maltempo: la forza di più voci
Venerdì è stato il sindaco di Settimo Vittone Ivo Peretto, nei panni di presidente dell’Unione montana Mombarone (Andrate, Carema, Nomaglio, Settimo Vittone) a porre l’attenzione su quanto «i nostri territori siano fragili». «Lo abbiamo visto di recente con gli eventi calamitosi del 15, 16 e 17 aprile. Abbiamo vissuto quanto sia difficile per noi sindaci reperire fondi per porre rimedio ai danni del maltempo, e a volte quanto le istituzioni preposte a livello superiore non siano così vicine come dicono. Questo vorrei lasciarlo come tema aperto da approfondire: nel territorio della nostra Unione, i danni sono stati ingenti e le soluzioni sono state risolte solo molto parzialmente ricorrendo alla la somma urgenza. Pensiamoci». E se è vero che, come ha detto il presidente nazionale Uncem Marco Bussone citando Carlin Petrini, «il vero turismo sostenibile punta alla felicità degli abitanti», ovvero non c’è turismo che sappia da solo risollevare le sorti di un territorio, è anche vero che il turismo dei cammini, l’outdoor e l’enogastronomia si stanno accreditando tra le leve rilancio del Canavese post industriale. Serve tempo, come insegnano le Langhe, visione, piani strategici, programmazioni e azioni concertate. Di nuovo, da soli non si va da nessuna parte. «La montagna è anche ricchezza per lo sviluppo del nostro territorio e in questa direzione ci stiamo muovendo con progetti, come la rete sentieristica – l’intervento di Moreno Nicoletta, sindaco di Tavagnasco e presidente dell’Unione montana Dora Baltea –. Relativamente alla fragilità del territorio, lavorare con gli altri Comuni ci ha permesso di ottenere un contributo di mezzo milione di euro dal Ministero per la mitigazione idrogeologica. E lavorando insieme non solo abbiamo accesso a contributi più sostanziosi, ma possiamo pensare di offrire servizi che costino meno sia alla pubblica amministrazione sia ai cittadini».