Formarsi (davvero) a Torino nel 2025/2026: opportunità, corsi e illusioni da evitare
In Italia parlare di formazione suona spesso come uno slogan stanco: “riqualificazione”, “competenze”, “lifelong learning”. Poi ci si guarda attorno e si scopre che chi ha più bisogno di imparare – disoccupati, lavoratori precari, adulti tagliati fuori dal digitale – è esattamente chi trova meno strumenti reali per farlo.
Eppure, a Torino qualcosa si muove. In mezzo a burocrazia, bandi oscuri e offerte spesso indecifrabili, esiste una rete formativa pubblica e privata che per il biennio 2025/2026 promette molto più di retorica. L’obiettivo è chiaro: dare alle persone strumenti pratici per lavorare, reinventarsi, restare aggrappati a un mercato che cambia troppo in fretta.
Tra promesse e realtà: i corsi gratuiti (che esistono davvero)
Partiamo da ciò che conta: sì, esistono corsi gratuiti o quasi. Grazie al programma GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori) e al Fondo Sociale Europeo Plus, chi è disoccupato, in transizione, o semplicemente fuori dai radar occupazionali, può accedere a percorsi formativi da 16 a 600 ore, con moduli di orientamento, aggiornamento tecnico e supporto al reinserimento.
Non si tratta di corsi teorici da aula grigia, ma di percorsi professionalizzanti – spesso con stage e certificazione finale – in settori che cercano davvero personale.
Parallelamente, per chi è già occupato ma vuole aggiornarsi o cambiare settore, il Catalogo dell’Offerta Formativa della Regione Piemonte 2023–2027 prevede corsi brevi cofinanziati: fino al 70% del costo coperto, o 100% se si rientra in fasce ISEE basse o settori considerati strategici (green, digital, sociale).
Cosa si può imparare oggi a Torino (e perché dovrebbe interessarti)
L’offerta formativa a Torino è ampia, spesso troppo. Ma dentro il rumore si trovano percorsi reali, validi, pratici. Alcuni esempi per il 2025/2026:
- Informatica e grafica digitale (dai CMS come WordPress ai software Adobe)
- Logistica e magazzino, con abilitazioni per carrelli elevatori
- CAD e BIM per disegno tecnico, architettura e ingegneria
- Amministrazione, contabilità e paghe per chi vuole lavorare negli uffici
- Ristorazione e hotellerie, anche per adulti in reinserimento
- Public speaking, traduzione e comunicazione multilingue
Ci sono corsi per chi ha 20 anni e non sa da dove cominciare, ma anche per chi ha 45 anni, ha perso un lavoro e non vuole ricominciare da zero. Esistono anche corsi pensati per persone con disabilità, per apprendisti, e per chi lavora ma vuole cambiare mestiere senza perdere lo stipendio.
Dove trovarli (senza impazzire)
I portali utili – e seri – dove cercare i corsi attivi o in partenza sono:
- enti privati come
- Database come Informalavoro e reti come ENAIP Piemonte, Immaginazione e Lavoro, ANFA, API Formazione, FSC Torino.
Molte di queste agenzie ed enti offrono anche formazione serale, corsi a distanza o in modalità blended, per chi lavora o ha famiglia.
Formarsi non è un favore: è un diritto (ma va reclamato)
La vera sfida oggi non è solo imparare qualcosa. È trovare percorsi credibili, accessibili, non umilianti. Troppe volte la formazione in Italia è pensata per chi è già dentro al sistema, non per chi è fuori. Ma l’accesso alla conoscenza non può essere lasciato alla fortuna o al caso.
A Torino, tra mille filtri e troppe sigle, ci sono corsi validi, concreti, spesso gratuiti. Il punto è: sapere dove cercare, quando iscriversi, e non rassegnarsi all’idea che sia troppo tardi.
Se dunque stai pensando di formarti nel 2025 o nel 2026, Torino offre un’occasione rara: una rete formativa pubblica e accessibile, con percorsi certificati, sbocchi concreti e (finalmente) un po’ di visione strategica.
Il mercato del lavoro cambia ogni sei mesi. Le competenze invecchiano in fretta. L’alternativa a formarsi non è “restare come si è”. L’alternativa è essere tagliati fuori.
E oggi, più che mai, formarsi non è un’opzione. È sopravvivenza.
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