«Mio figlio non uccise Chiara». La mamma di Sempio si sfoga
GARLASCO. «Mio figlio è innocente, non può avere lasciato impronte di sangue nella casa dei Poggi, perché non è andato lì ad ammazzare Chiara Poggi. Noi genitori ci sentiamo agli arresti domiciliari». Parole amare, ma che riassumono lo stato d’animo di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, il 37enne tornato al centro dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco. Da settimane la famiglia vive praticamente barricata in casa (anche se c’è un’ordinanza comunale che vieta l’ingresso ai non residenti in vicolo Canova) e si trova assediata dall’attenzione mediatica, mentre la pressione dell’indagine riaperta getta nuove ombre sulla vicenda.
Lo sfogo della madre
Ieri mattina in diretta su Canale 5 durante la trasmissione “Morning News”, Daniela ha scelto di rompere il silenzio: «Stamattina non ce l’ho fatta più a stare zitta», ha detto. La madre di Andrea Sempio ha toccato diversi punti relativi alla nuova inchiesta e tutto il contorno mediatico emerso da marzo in poi, ovvero da quando per la terza volta, dopo due archiviazioni, suo figlio è stato indagato per il delitto di Chiara Poggi, la 26enne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, a Garlasco. Per il delitto è stato condannato, con sentenza definitiva dopo due assoluzioni e tre successive condanne, il fidanzato Alberto Stasi, che sta scontando una pena di 16 anni (ora è in semilibertà). «Credo che i Poggi sappiano che mio figlio non ha alcuna responsabilità, perché non esistono motivi», ha dichiarato la donna. Durante l’intervista, la madre di Andrea Sempio è tornata a parlare del discusso scontrino del parcheggio di Vigevano, ritenuto da alcuni un possibile alibi per il figlio.
La donna ha ribadito di non aver mai messo piede a Vigevano quella mattina e di non aver consegnato alcuno scontrino al figlio. «Sono uscita per andare a Gambolò, ma il negozio dove dovevo far duplicare dei telecomandi era chiuso. Sono tornata a casa alle 9.50, mio figlio ha preso le chiavi ed è uscito. Lo scontrino se l’è fatto lui», ha spiegato la madre di Sempio. Sullo scontrino, ritrovato un anno dopo, ha aggiunto: «Lo trovò mio marito e decisi di conservarlo. Negli anni Ottanta ho lavorato in carcere, e lì impari che, in certe situazioni, è meglio tenersi tutto. Lo misi in una busta di plastica e lo conservai in un cassetto di casa».
Rispondendo alle critiche per essersi avvalsa della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio e per il malore avuto in quella sede, Daniela Ferrari ha chiarito: «Sono in cura per depressione dal 2017. Quel giorno c’erano i giornalisti, ho preso una botta e non stavo bene. Non sono svenuta, ho solo avuto dei capogiri». Infine, ha difeso il figlio con fermezza: «Andrea mi ha sempre detto la verità. Noi genitori non abbiamo mai cercato di costruire alibi. Ma anche se sarà scagionato, resterà per molti un colpevole. È una ferita che non si cancella».
La donna ha concluso sottolineando come la pressione mediatica e giudiziaria stia logorando la salute della famiglia, senza che vi siano, a suo dire, elementi concreti contro Andrea: «Ci stiamo ammalando per qualcosa che non esiste. Non troveranno nulla».