Antonio centenario fa festa nel suo amato Canavese
QUINCINETTO.
Cent’anni, Antonio Tonino detto “Tunin ‘d Giurset”, li ha compiuti a Palermo lo scorso 21 marzo. E stavolta, in occasione della solita annuale visita a Quincinetto, il suo paese di origine, Antonio è stato festeggiato dal sindaco insieme con gli assessori e i dipendenti comunali. Così recita la pergamena consegnatagli dal primo cittadino, Angelo Canale Clapetto: “La comunità quincinettese ti è grata per essere un maestro di vita per coerenza esemplare e serenità d’animo”. Antonio in gioventù aveva animato con fisarmonica e voce le occasioni di festa che si presentavano in paese, non disdegnando trasferte in terra valdostana spesso insieme con Vincenzo Canale Clapetto (zio del sindaco) e Giacomo Enrietti (Lino delle miasse). In seguito s’era poi avvicinato a una congregazione religiosa in seno alla quale era stato investito di importanti incarichi che l’avevano condotto prima a Torino poi a Palermo, dove si è stabilito 16 anni fa.
Nel capoluogo siciliano, l’oggi centenario Tunin è molto impegnato e attivo nel sociale. Racconta il sindaco: «Antonio non ha mai voluto viaggiare in aereo». E infatti con lo spirito che lo ha sempre contraddistinto ripeteva spesso a chi cercava di convincerlo. «“È ancora presto per avvicinarmi al Paradiso, lo farò a suo tempo”. Pensate – continua Canale – che fino a tre anni fa saliva da Palermo a Quincinetto in Vespa. Mollata la Vespa, ha poi optato per il treno». Una visita alla sorella che vive ad Albiano e gli immancabili incontri con i parenti quincinettesi.
«Sempre elegante nel vestire, a ogni rimpatriata il nostro compaesano si informa sulle novità del paese – ha poi precisato il sindaco nel tratteggiarne la personalità vivace e la grande curiosità a dispetto dell’età, per altro portata ottimamente –. E in particolare vuole sapere se ancora le gente del posto ami cantare e suonare come succedeva ai suoi tempi. Si compiace, ovviamente, quando gli diciamo che il canto e la musica continuano ad essere tra i segni distintivi della nostra comunità». Un ritorno alle origini, insomma, per Antonio, calatosi volentieri tra i parenti e gli amici di sempre, evocando aneddoti e osservando del suo Canavese come è cambiato dai suoi tempi. Al termine, davanti al municipio, la doverosa foto di rito collettiva.