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Quelle cronache del 1926 da Castellamonte, quando la censura stava per arrivare

Per continuare questa sorta di “escursione” nella Castellamonte liberata della seconda metà del 1945 ci avvarremo essenzialmente di un “Virgilio” particolare, il professor Alfredo Chiantaretto che, giovanissimo e non ancora laureato, si ritrova a ricoprire il non facile ruolo di corrispondente della Sentinella del Canavese del suo borgo natio. Lo vedremo, nelle successive puntate, alle prese con vicende ormai dimenticate, mentre oggi intendo proporvi un unico, ma significativo articolo. Alfredo Chiantaretto contribuisce così a riannodare un filo che si era interrotto quasi vent’anni prima, quando, nell’ottobre 1926, era uscito l’ultimo numero del settimanale edito ad Ivrea, sul quale credo opportuno soffermarmi un attimo.

Con la morte del fondatore Oreste Garda nell’ottobre 1923, la direzione de La Sentinella del Canavese passa al genero Alessandro Riva. Nel 1924 il settimanale ha una tiratura di 6.000 copie, il costo è di 20 centesimi la copia, mentre l’abbonamento annuale richiede 12,20 lire. L’avvicendamento nella direzione sembra non modifica troppo la “linea politica” della Sentinella, che in quegli anni cruciali pare non avvertire, al pari di altre e più titolate testate nazionali, i pericoli insiti nella prassi mussoliniana.

NO AL BAVAGLIO

Solo nel luglio 1924 si può ritrovare un articolo che apertamente disapprova la nuova regolamentazione sulla stampa, ma non si può ignorare il dato oggettivo che per tutto il resto di quell’anno, che è pur sempre quello del delitto Matteotti, la politica interna scompare per lasciare spazio ad articoli di politica estera. A tal punto che credo onesto definire “un fulmine a ciel sereno” l’articolo pubblicato in prima pagina il 2 gennaio 1925 ove, per la prima volta, i lettori canavesani trovano espliciti riferimenti alle responsabilità politiche di Mussolini per quanto accaduto nell’estate precedente. Con eccezionale tempismo, il settimanale è in edicola il giorno prima del discorso mussoliniano alla Camera che viene considerato come il punto d’avvio della costruzione del regime totalitario. Nei mesi successivi qualche traccia di una progressiva presa di distanza degli ambienti liberali nostrani dalla nuova politica del fascismo negli articoli della Sentinella si può anche trovare, ma non è una ricerca facile.

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UN SEGNALE NEL 1926

Ad esempio, nel marzo 1926, l’assenza di ogni commento alle celebrazioni del 7° anniversario della fondazione dei fasci e al relativo discorso di Mussolini, può essere considerato un segnale. Al quale però, allo scopo di fornire ai lettori contemporanei qualche elemento per formarsi un’opinione, può essere “contrapposto” quanto segue: “Omaggio della Regia scuola professionale a Sua Eccellenza Benito Mussolini. Questa Regia scuola, già fiorente dopo soli tre anni di vita, riconosciuto ormai come l’unico Istituto artistico-industriale ad orario diurno del Piemonte, ha voluto porgere al Duce una attestazione di omaggio e di devozione. Per l’iniziativa del direttore professor architetto Baitello, accolta unanimemente da tutto il personale della Scuola, fu modellata ad opera dello scultore Leo Ravazzi, insegnante dell’Istituto stesso, una artistica statuetta raffigurante “Il fascismo che l’Italia lancia verso il suo migliore avvenire”. Il lavoro, che fu poi fuso in bronzo, venne giudicato ed apprezzato assai da qualche artista dei nostri maggiori prima di essere offerto, e fu presentato presso il Gabinetto Particolare di Sua eccellenza Mussolini dal Direttore, unitamente ad un elegante album contenente alcune fotografie degli interni della Scuola ed una pergamena con dedica e firme autografe di tutto il personale. Il Capo del Governo ha gradito sensibilmente il dono esprimendo parole di encomio per l’atto gentile e devoto, per l’indovinata scelta del simbolico soggetto e per il valore artistico dell’opera; ha poi inviato alla Scuola in forma ufficiale un significante telegramma: “Artistica simbolica statua codesta Scuola mi è giunta assai gradita mi compiaccio per i sentimenti che ispirano il lavoro e l’offerta e ringrazio vivamente il corpo insegnante”. Firmato Mussolini”.

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L’ULTIMA CRONACa liberA

Pubblicata il 27 agosto 1926, è (inconsapevolmente per l’autore, che potrebbe anche essere il rivarolese Celeste Ferdinando Scavini) l’ultima “cronaca” su una realtà scolastica che La Sentinella ha documentato scrupolosamente fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1922.

Non solo, è proprio l’ultimo cenno (prima della interruzione delle pubblicazioni, avvenuta il 29 ottobre 1926, senza alcun preavviso) sullo specifico che stiamo seguendo. Neppure la “venuta” a Castellamonte di Piero Martinetti viene ritenuta degna di nota (o forse i motivi sono altri, chissà); comunque il settimanale, che corrispondenti in loco non ne ha più, non manda nessuno da Ivrea. È il 19 settembre 1926 e un ragionamento diverso lo fanno invece nella redazione de “Il Corriere Canavesano”, una nuova pubblicazione, che si definisce “organo indipendente per la tutela degli interessi del Canavese e della Valle d’Aosta”, ma a tutti gli effetti è un foglio fascista. Loro un corrispondente lo trovano; anonimo, e di certo non un filosofo, come vedremo, ma forse fornito di una macchina fotografica, perché questa “riunione degli universitari canavesani in Castellamonte” è stata opportunamente documentata. In quella che oggi si chiama Piazza della Repubblica, attorno all’illustre docente, sono ritratti una quarantina di convenuti, che a rigor di logica dovrebbero essere tutti universitari canavesani.

La foto è bella, come potete constatare, e storicamente importante, almeno per Castellamonte; il giudizio sulla qualità dell’articolo lo lascio al lettore contemporaneo, al quale ho risparmiato qualche “passaggio” non indispensabile, ritenendo invece più utile ricordare che quanto detto da Piero Martinetti nel salone della Casa della Musica in quella occasione, rappresenta, ormai ad un secolo di distanza, una lettura ancor oggi consigliabile. Forse se ne rese conto, in qualche modo, anche l’anonimo cronista… “Rinunciamo a riassumere il poderoso discorso anche perché temiamo di non poterne essere fedeli volgarizzatori”; dopodiché, più a suo agio, stila il resoconto della festa animata dai fratelli Nigra. Non ci dice ove pranzino, poi riassume la visita di cortesia alla Dama patronessa contessa Nigra (il portavoce è il presidente dell'Associazione universitaria Emilio Favero). “A cena il diapason dell'entusiasmo era già assai elevato: ma quando giunsero ancora, buoni ultimi, altri goliardi seguaci di Tersicore ed aborrenti discorsi più o meno filosofici, parve che una corrente di argento vivo fosse stata immessa nel lieto raduno. Nell'attesa che i battenti del Teatro si aprissero per il ballo, si levarono canti goliardi e lieti suoni… Poi …quello che successe poi non interessa più il cronista: in programma c'era il ballo: ed il ballo ci fu. Alle quattro del mattino per le vie di Castellamonte qualcuno cercava, senza riuscirvi, di rendersi conto esatto del come del quando e del perché; ma invano… L'aria mattutina non giovava allo spirito ottenebrato dal buon vino: solo a tratti saliva alle labbra il verso: Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus (godiamo ordunque, mentre siamo giovani, ndr)”. A prescindere dal contesto politico, verrebbe da scrivere.

«PERCHÈ NON SOPPRESSI?»

Comunque, se vogliamo un esempio di “solidarietà professionale” modello 1926, quanto scrive nel novembre il suddetto “Corriere” non è da trascurare: “Per ordine prefettizio sono stati sospesi, sino ad epoca indeterminata, i giornali La Sentinella del Canavese ed il Risveglio popolare della nostra città. Pure sospesi sono La Stampa ed il popolare Corriere di Torino, l'Avanti e la Giustizia di Milano ed altri organi di opposizione. Noi ci chiediamo: perché sospesi e non soppressi?”

Ed in effetti, per quasi vent’anni…

MARTINETTI NEL 1946

Credo sia giunto il momento di leggere quanto scritto nell’estate 1946 da Alfredo Chiantaretto: “Pura gloria Canavesana e Castellamontese è Piero Martinetti che ora finalmente in clima di libertà ci è dato di commemorare seppure brevemente. Notissima a Castellamonte fu la figura del Maestro di colui che, vero apostolo della libertà, per la difesa di questa soffrì persecuzione da parte del fascismo, mai però ammainando la bandiera vera insegna di battaglia e di vittoria. Nato a Pont Canavese nel 1872, fin da fanciullo si impose all'ammirazione di quanti lo avvicinarono per la precocità del suo ingegno, per il carattere riflessivo che lasciava indovinare quale sarebbe stato l'abito scientifico ed il rigore speculativo. La sua vita fu una continua affermazione: dai suoi successi quando era ancora studente al Liceo “C. Botta” di Ivrea al concorso per la cattedra nei licei in cui (e ci teniamo a precisarlo) superava “nettamente” Giovanni Gentile; dalla brillante affermazione nel concorso per la cattedra universitaria, a quella che fu la più fulgida vittoria: il rifiuto al giuramento di fedeltà al regime fascista. Il decreto che imponeva il giuramento, decreto che era contrario ad ogni senso dignità umana, offendeva gravemente le coscienze più delicate. Il Martinetti, di carattere saldo e ripugnante ad ogni transizione, cresciuto ad una scuola il cui programma era la fede negli ideali e che della parola “libertà” aveva fatto il suo motto, sdegnosamente e virilmente rifiutò. Ed egli non si piegò mai a mercanteggiare (come fecero molti, la maggioranza degli studiosi stessi) la sua coscienza con i dittatori.Dal 1932 nel ritiro di Spineto, circondato dall'affetto dei suoi cari (e qui vogliamo ricordare in particolare modo la sorella che più comprese la squisitezza dell'animo del Maestro) continuò la sua opera indefessa. Nel 1985 sperimentò anch'egli, a cagione della sua fierezza, un breve soggiorno alle “Nuove” di Torino donde uscì più che mai fermo nei suoi ideali. Ritornò al suo ritiro, alla sua biblioteca, al suo insegnamento morale. Il 23 marzo 1943, dopo aver sopportato con stoica fermezza una lunga e dolorosa malattia, “attingeva nella morte la risoluzione del suo problema metafisico”. Per sessant'anni Martinetti consacrò le sue energie allo studio: di lui rimangono ben 56 opere e scritti vari che lo resero apprezzato specialmente all'estero. Un voto sale pertanto da tutti coloro che lo conobbero e lo avvicinarono. Dalle colonne di questo giornale ci sentiamo di interpretare il desiderio degli amici ed ammiratori: ci rivolgiamo alla Giunta Comunale, in questo momento salda espressione di quella libertà per cui il Martinetti lavorò e lottò, perché voglia intitolare al nome del grande castellamontese una via o una piazza. Sarebbe questo un doveroso e giusto riconoscimento al nome del grande filosofo. Siamo certi che la Giunta vorrà prendere in seria considerazione la proposta che è l'espressione del desiderio di tutti i castellamontesi”.

Forse più che nel vicolo che fiancheggia Palazzo Antonelli, conviene che lo spirito di Alfredo Chiantaretto aleggi nel salone che abitualmente ospita buona parte della vita culturale di Castellamonte.

Attilio Perotti, di Castellamonte, è l’autore di questo articolo. Ma chi è Attilio Perotti? Nel suo lontano passato ci sono Radio Punto Zero e la Virtus Meroni, in questo secolo l’Archivio Audiovisivo Canavesano. In pensione dal 2017 dopo le “militanze” al XXV Aprile di Cuorgnè e all’Istituto Faccio di Castellamonte (all’epoca orgogliosamente autonomi), si onora del titolo di presidente del Consiglio di Biblioteca della sua Città. È attualmente in vendita nelle migliori librerie del Canavese il frutto dell’ultima ricerca, dedicata alla figura di Ugo Fedeli; il titolo è “La Bilancia del Popolo”, l’editore Atene del Canavese.

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