Allevamento intensivo dei polli: primo “no” del Parco del Ticino
TRAVACO’ SICCOMARIO. Parere negativo della Commissione paesaggio del Parco del Ticino all’allevamento intensivo di 39mila galline ovaiole che un’azienda del Milanese intende realizzare a Travacò, su un’area di circa 20 ettari non lontana dal canile. E ora la palla passa alla Soprintendenza che dovrà valutare la progettazione e ratificare o meno la decisione della Commissione. Al termine, gli uffici del Parco esprimeranno il parere definitivo.
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«Il contesto agricolo e paesaggistico di Travacò, storicamente noto come “terra tra i due fiumi”, rappresenta un sistema territoriale di straordinaria coerenza, in cui la matrice agraria e l’assetto paesaggistico costituiscono un unicum identitario riconoscibile e fragilissimo – spiega l’ingegnere Gianluca Pietra, componente della Commissione paesaggio –. L’ipotesi progettuale di un impianto avicolo intensivo risulta quindi non solo estranea per scala e morfologia, ma soprattutto incoerente. Non si tratta infatti di un insediamento legato alle pratiche agricole tradizionali, ma di un’attività produttiva connotata da logiche industriali, del tutto decontestualizzate». Per la Commissione, che ha bocciato il progetto all’unanimità, «l’introduzione di volumi rigidi e uniformi, privi di qualsiasi relazione con la trama storica del suolo, genera una frattura paesaggistica che non è rimarginabile».
Insomma non si altera soltanto il profilo visivo del paesaggio, «ma si modifica la grammatica stessa del territorio, la sua capacità di esprimere senso e valore condiviso». Il rischio è che insediamenti di questo tipo avviino meccanismi degenerativi difficilmente contenibili.
Incompatibilità col paesaggio
«L’intervento è incompatibile con il paesaggio – precisa Pietra -. Comporta la perdita di coerenza agronomica, una svalutazione percettiva, l’arretramento della qualità territoriale e l’alterazione definitiva della destinazione d’uso reale. Come Commissione abbiamo espresso un parere contrario non per pregiudizio, ma per adesione consapevole ai principi di tutela paesaggistica sanciti dal decreto legislativo numero 42 del 2004 e dall’articolo 9 della Costituzione. Il paesaggio non è un contenitore disponibile per ogni funzione tecnicamente ammissibile: è un bene pubblico, che chiede coerenza, visione e responsabilità. L’intervento, per le sue caratteristiche, si configura come elemento di compromissione permanente, incompatibile con il paesaggio agrario irriguo di Travacò. In tal senso, il parere espresso dalla Commissione rappresenta non un diniego formale, ma un atto di tutela sostanziale a presidio di un territorio irripetibile».
Senza dimenticare, sottolineano dalla Commissione, l’impatto viabilistico. Incassa quindi una prima vittoria il gruppo di opposizione Impegno per Travacò. «La precedente amministrazione non ha mai avviato alcun iter legato al progetto – sottolinea la capogruppo Domizia Clensi -. Nel 2024, come sindaco, avevo avuto un incontro informale con i rappresentanti dell’azienda durante il quale espressi perplessità, specificando che, qualora il progetto avesse ottenuto tutti i pareri tecnici favorevoli, l’amministrazione non avrebbe potuto per opporsi formalmente, trattandosi di un procedimento soggetto a verifica normativa, non a discrezionalità politica. Ora posso esprimere il mio parere politico: il nostro gruppo non avrebbe mai accettato, per visione, un insediamento di allevamento intensivo». —
Stefania Prato