Febbre del Nilo, l’Ats ai Comuni: «Avanti con le disinfestazioni»
PAVIA. Dopo il primo caso di infezione in provincia da virus West Nile, Ats Pavia ha inviato una lettera a tutti i sindaci con le indicazioni per ridurre la proliferazione delle zanzare, responsabili della trasmissione all’essere umano (da persona a persona non ci si contagia): «Le amministrazioni sono invitate a proseguire gli interventi di disinfestazione ordinaria larvicida. Eventuali interventi straordinari adulticidi, laddove ritenuti necessari, saranno disposti e coordinati da Ats in raccordo con i Comuni interessati» ha scritto l’agenzia. Ma per massimizzare gli effetti serve l’aiuto dei cittadini, per questo Ats esorta a svuotare contenitori che possono accumulare acqua stagnante, dove le zanzare depongono le uova: insieme all’uso di repellenti e zanzariere, è uno dei principali metodi per prevenire l’infezione di un virus senza cura specifica, ma con conseguenze gravi solo nell’1 per cento dei casi.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15253646]]
Il sindaco Michele Lissia ha fissato per oggi una riunione con i tecnici e gli assessori competenti, per fare il punto della situazione e nel caso emanare un’ordinanza: «Sarà un incontro per attuare tutte le misure indicate da Ats, se sarà necessario farò un’ordinanza sindacale per implementarle e farle rispettare» ha spiegato.
«Nessun allarme»
Ats spiega che la situazione è sotto controllo: «L’emersione di casi autoctoni nella stagione estiva è attesa e al momento non si configura alcun allarme per la salute pubblica. Si tratta di una situazione già prevista e monitorata nell’ambito della sorveglianza attivata secondo il Piano Nazionale di prevenzione alle arbovirosi, che include anche le infezioni da West Nile Virus».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15251284]]
Il virus della febbre del Nilo circola in Lombardia ormai dal 2015 e in Regione c’è già una rete di sorveglianza per monitorare il virus nelle zanzare e negli uccelli che, se punti, trasmettono il West Nile all’insetto che poi lo passa all’uomo. Le circa 100 trappole per catturare le zanzare “a campione” sono uno dei nodi della rete: sfruttano il ghiaccio secco per rilasciare anidride carbonica e attirarle in una cosi da poterle analizzare e tracciare la circolazione del West Nile.
Sono piazzate in aree verdi (di solito in giardini di proprietà delle Ats o degli istituti zooprofilattici) seguendo una griglia che copre tutto il territorio regionale, suddiviso in settori quadrati da 20 chilometri per lato. Anche i medici di base fanno parte della rete di protezione: «È attivo un sistema di notifica che ci permette di segnalare pazienti con sospetta diagnosi da febbre del Nilo» spiega Massimiliano Franco, presidente della Simg (società italiana dei medici di base). «In questi casi, il paziente viene ricontattato dall’Asst per il prelievo dei campioni che saranno analizzati dai centri di riferimento, uno di questi è il San Matteo».