Cadde sullo spuntone di ferro, al Comune la causa costa 13mila euro
PAVIA. Era inciampato in un moncone di ferro che spuntava dal marciapiede, residuo del palo di un cartello stradale tagliato male: il 63enne era caduto in maniera rovinosa in viale Cesare Battisti, riportando ferite al ginocchio, al volto e la frattura di una costola. Dopo sei anni - i fatti risalgono al 2019 - la giudice Donatella Oneto ha accolto la richiesta di risarcimento danni contro il Comune di Pavia, condannato a pagare quasi 8mila euro al 63enne. La tesi difensiva era che il moncone era visibile e non costituiva, quindi, «un’insidia», ma la giudice ha ritenuto il Comune responsabile in quanto «custode della strada». Anche se quello spuntone di ferro, rimasto dopo il taglio di un palo, era stato lasciato lì da altri che avevano svolto il lavoro.
La vicenda
Il Comune dovrà anche pagare 5mila euro di spese di giudizio. Il caso, ricostruito dalla sentenza della giudice Oneto, risale a sei anni fa.
Il 4 novembre 2019 il passante, un architetto di 63 anni, camminava sul marciapiede che costeggia gli stalli di parcheggio sul lato ovest di Viale Cesare Battisti, in corrispondenza del civico 17. All’improvviso la caduta per terra: il piede era finito contro un moncone di tubo metallico, che sporgeva dal terreno per cinque o sei centimetri. Alcuni passanti, attirati dalle urla di dolore dell’uomo, intervengono per soccorrerlo e chiamano l’ambulanza.
Un testimone, in particolare, che sarà anche sentito nella causa civile, si trovava a poca distanza dal 63enne: percepì un rumore sordo alle proprie spalle e girandosi notava l’uomo a terra con il viso e le ginocchia sanguinanti. Tra le persone subito accorse c’era anche un medico, che riscontrò subito una ferita al volto, una contusione evidente al ginocchio e alla mano sinistra. Il 63enne fu subito portato in ospedale, al San Matteo di Pavia.
La causa
Dopo la visita in pronto soccorso seguì un periodo di cure e l’uomo si attivò subito per cercare di far intervenire l’assicurazione del Comune, per il pagamento del danno. Dopo mesi di trattativa, tuttavia, non fu trovato un accordo e il 63enne decise di rivolgersi al Tibunale, affiancato dall’avvocata Laura Nola. Sia l’assicurazione che il Comune avevano rigettato la richiesta di chiudere in maniera bonaria la faccenda, perché a loro avviso l’incidente non era provato: non c’erano testimoni diretti della caduta e soprattutto l’insidia era visibile, quindi prevedibile.
Invece, secondo la giudice, l’incidente ha trovato riscontro dalle dichiarazioni «dei testi intervenuti a prestare soccorso e che hanno entrambi riconosciuto nelle foto in atti il moncone di ferro che sporgeva di qualche centimetro dal marciapiede – si legge nella sentenza –. Moncone di ferro che per la sua minima altezza e le ridotte dimensioni nonché per l’ingiustificata presenza sul pubblico marciapiede costituiva insidia con conseguente responsabilità del proprietario e custode della strada». —
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