«Così rivivono le armature dei guerrieri giapponesi»
IVREA. Un'armatura giapponese, prezioso pezzo delle collezioni capitoline, è tornata al suo antico splendore grazie all'intervento di tre restauratrici canavesane: Tiziana Assogna, Valeria Borgialli e Martina Trento. Questo prestigioso incarico è stato affidato alle professioniste dal museo Pietro Canonica di Villa Borghese a Roma. Il percorso di ciascuna restauratrice è unico, tutte sono accomunate da una profonda passione.
TRE PERCORSI, UNICA PASSIONE
Valeria Borgialli, 61 anni di Castellamonte, è una veterana del settore. Si è specializzata in bronzi e armi antiche all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze nel 1988. «Negli anni '80 la formazione dei restauratori era affidata a due scuole: a Roma all'Istituto Centrale per il restauro e a Firenze all'Opificio delle Pietre dure – racconta Valeria, che ha lavorato su importanti opere come le urne di San Grato e San Giocondo ad Aosta, i lampadari del Castello di Stupinigi e gli orologi di Palazzo Reale –.Dopo l'istituto d'arte a Castellamonte mi appassionai ai mobili antichi e decisi, nel 1985, di iscrivermi all'istituto di Firenze. È cominciata così la mia avventura». Il restauratore è un ponte tra passato e il presente, un custode silenzioso la cui opera non è creare, ma preservare. Il suo mestiere è frutto di una manualità antica, una profonda conoscenza scientifica e un tocco di magia che farà riemergere la bellezza originaria dell'oggetto.
Tiziana Assogna, anche lei 61 anni, di Chivasso, si è formata nel restauro dei tessuti. «Ho avuto la formazione dei vecchi restauratori, lavorando nelle botteghe» spiega Tiziana. La sua passione è nata in tenera età: «Da bambina mia nonna mi aveva insegnato a ricamare a sei anni, a sette anni a usare l'uncinetto e a otto anni i ferri della maglia. E io decisi che questa sarebbe stata la mia strada. A Torino, in via Vanchiglia al numero 4, c'era un laboratorio di restauro di tappeti e arazzi. A metà degli anni 80 ho iniziato a lavorare in questa bottega e lì ho imparato il mio mestiere». Tiziana ha poi perfezionato le sue competenze a Lione e alla Fondazione Lisio di Firenze, lavorando su opere importanti come le collezioni di bandiere dell'Armeria Reale e di Palazzo Madama.
Martina Trento, 33 anni, nata a Torino vissuta un periodo a Piverone e oggi canavesana di adozione, rappresenta la nuova generazione di restauratrici. Laureata nel 2016 nel settore ceramica, vetro e metalli al Centro di conservazione e restauro La Venaria Reale, ha già partecipato a progetti significativi come il restauro dei lampadari del Castello di Masino e delle collezioni di Palazzo Reale a Torino. «Dopo il diploma alliceo Gramsci di Ivrea sono entrata alla scuola di Venaria frequentando l'indirizzo per il restauro della ceramica, vetro e metalli – racconta Martina – scoprendo il mondo della tridimensionalità delle forme artistiche».
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IL SODALIZIO NATO PER CASO
La storia di Tiziana, Valeria e Martina è una testimonianza di passione, competenza e, soprattutto, di un sodalizio professionale e umano che va oltre la semplice collaborazione. Un sodalizio nato per caso o forse già scritto in qualche oggetto che hanno restaurato. Nel 2015 Valeria e Tiziana restaurano una delle tre armature giapponesi dell'Armeria Reale di Torino e nel 2017 Martina scrive la sua tesi di laurea sul restauro di una seconda armatura giapponese.
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CORREVA L’ANNO 2022
Così nel 2022 il museo Pietro Canonica di Villa Borghese di Roma chiama il dream team canavesano per restaurare una preziosa armatura giapponese in un avanzato stato di degrado. Un manufatto di grande importanza storica, che necessitava di un intervento delicato e altamente specializzato. Lamine di metallo, tessuti come la seta, reti metalliche e scarpe di cuoio. Ogni lamella viene pulita, consolidata e ricomposta con una precisione millimetrica. I lacci di stoffa, deteriorati dal tempo, sono stati ripristinati o sostituiti con filati fedeli agli originali prendendo in considerazione i metodi utilizzati in Giappone. Il risultato finale è un'armatura che ha recuperato il suo antico splendore, pronta a raccontare la sua storia al Museo di Villa Borghese a Roma.
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E ORA AL MAO
Con l'armatura giapponese tornata al suo posto d'onore Tiziana, Valeria e Martina si preparano a nuovi e importanti lavori. Hanno messo la loro competenza a disposizione del Mao (Museo d'Arte Orientale) di Torino, dove stanno lavorando su altre armature giapponesi della collezione permanente. Un restauro il cui termine è previsto a fine settembre. E tutti potranno osservare i vari progressi del lavoro perché il museo ha previsto l'apertura al pubblico del laboratorio, permettendo ai visitatori di osservare in tempo reale il processo di pulitura e restauro. È un'occasione unica per vedere da vicino la magia di un mestiere che unisce storia, scienza e artigianato.