Drupi prepara il ritorno al Fraschini: «Celebro i 50 anni di “Piccola e fragile” a Pavia»
PAVIA. Drupi ci ha preso gusto. Il 23 dicembre tornerà sul palco del teatro Fraschini per una tappa del nuovo tour “50 da Piccola e fragile” (biglietti già in vendita su Vivaticket).
«Lo scorso novembre il concerto a Pavia è andato sold out – spiega l’artista pavese – erano rimaste fuori almeno ottanta persone. Così abbiamo pensato di proporre un nuovo spettacolo, anche per ringraziare chi mi ha seguito in questo mezzo secolo di carriera».
Mezzo secolo anche di “Piccola e fragile”. Come è nato questo brano?
«Il testo è di Luigi Albertelli e di Enrico Riccardi. Ma ci abbiamo messo un po’ le mani insieme. Era il 1975, stavamo provando i cori del nuovo album e Riccardo mi fa notare la timidezza di una corista minuta...».
Che poi era Dorina Dato, oggi sua moglie.
«Eh sì. Riccardi pensava fosse una ragazza fragile. “Forse non la conosci bene” gli risposi. E uscì un testo meraviglioso, buttato giù in un quarto d’ora».
“Ma in fondo sei molto più forte di me!” dice la canzone. Quindi vi frequentavate già?
«La nostra storia era un po’ all’inizio ma avevo imparato già a conoscerla».
(Dorina, musicista e corista, autrice di molte canzoni di Drupi, siede in un angolo del soggiorno e sorride sorniona).
Albertelli, paroliere e autore di centinaia di successi, ha scritto per lei anche “Vado via” e “Rimani”. Quando vi siete conosciuti?
«Luigi, che è mancato nel 2021, era di Tortona ma ci siamo incontrati la prima volta nei primissimi Settanta in un locale di Milano dove mi esibivo spesso con Le calamite e dal quale passavano mostri sacri come i Deep Purple e Stevie Wonder. Una sera Gianfranco Lombardi, direttore d’orchestra che lavorava per la Ricordi, ci propose di fare un provino all’Ariston e ci parlò di “un duo che scriveva molto bene”. Aveva anche scritto Zingara con cui Iva Zanicchi aveva vinto il Festival di Sanremo nel 1969. Il duo era formato da Albertelli e Riccardi».
E infatti con loro debuttò nel 1973 a San Remo con “Vado via”, canzone scartata da Mia Martini.
«Andò malissimo, arrivò ultima. Ma poi scoppiò nel mondo: nove milioni di copie in Francia, ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove arrivò tra le prime cento in classifica e fu incisa in 36 versioni diverse».
E a Londra ha partecipato a Top of the pops della BBC.
«C’erano con me in quella puntata Paul McCartney con i Wings e gli Slade. Portai Vado via, avevo solo quella».
Un momento da immortalare con una foto.
«E invece non ne ho. Non c’erano mica gli smartphone all’epoca. Me ne sono persi tanti di selfie. Penso ad esempio a quando ho cenato, a Sanremo, con i Queen e i Cha Cha Cha. Però una ce l’ho».
Con chi?
«Con Elton John, ma solo perché la scattò il fotografo di una rivista: lui consegnava a me il Telegatto e io a lui il premio come miglior straniero».
Si dice in giro che da qualche tempo Drupi si è raddolcito. E’ vero?
«Non sono mai stato scorbutico. Forse un po’ orso. Magari i capelli lunghi l’hanno fatto pensare. Non sono cambiato io, mi sembra piuttosto che sia cambiato l’approccio della gente, il modo in cui le persone si rapportano a me».
In che senso?
«Per qualche anno non mi hanno cercato. Anche le trasmissioni tv, perché se non mi andava di fare o dire delle cose non lo facevo. Non sono mai stato presenzialista a tutti i costi. Solo Diaco mi ha sempre preso per quello che sono, e io ci andavo per divertirmi. Dopo la malattia (Drupi ha affrontato un tumore, ndr) mi volevano tutti. Pian piano hanno scoperto il Drupi che c’è dietro la malattia. Anzi ora ci invitano in coppia, io e Dorina».
Sta facendo le valigie. Il 10 agosto festeggerà il compleanno a Rimini, ospite di Simona Ventura.
«Al Grand Hotel. Ma ora parto per l’Austria, poi Slovacchia e Polonia. E a Praga riceverò un Grammy alla carriera».
E’ vero che grazie alle sue canzoni nei Paesi dell’Est hanno imparato l’italiano?
«Verissimo. Ho ancora le lettere del fan club in Polonia: le ragazze mi chiedevano dove avessi preso ispirazione per alcuni brani, li avevano tradotti. E ancora: l’organizzatrice di alcuni tour a Praga aveva studiato italiano perché era una mia fan. E oggi lo parla meglio di me e lavora in ambasciata. Dal 21 gennaio porterà all’estero un recital teatrale e mi hanno chiesto espressamente di cantare e parlare nella mia lingua». —
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