L’Alto Canavese si mobilita per chiedere la pace a Gaza
Rivarolo
Di fronte al dramma che sta vivendo la popolazione civile della striscia di Gaza, l'Alto Canavese non si volta dall'altra parte, ma sceglie la strada della mobilitazione delle coscienze e del dibattito all’interno dei consigli comunali, da Rivarolo a Cuorgnè fino a Pont Canavese.
Ha riscontrato una buona partecipazione, con circa duecento presenti, nel pomeriggio di sabato 2 agosto, a Rivarolo Canavese, il flash mob “Facciamo rumore per Gaza”, che è stato preceduto in mattinata dall’allestimento di un gazebo in piazza Massoglia per informare la cittadinanza dell’iniziativa. I partecipanti sono stati invitati a portare con sé, oltre ai cartelli, alle bandiere della Palestina e a quelle della pace, anche oggetti come pentole o barattoli. Questo accompagnamento sonoro rumoroso ha contrassegnato il corteo e sottolineato i momenti principali della manifestazione, iniziata da davanti all’ingresso di Palazzo Lomellini, sede del municipio, e conclusasi davanti al monumento ai Caduti, dove si sono tenuti i vari interventi. Sul selciato erano stati collocati lenzuola bianche, vestitini, giocattoli imbrattati di rosso per richiamare l’attenzione sui bambini vittime dei bombardamenti israeliani.
Ad organizzare la manifestazione è stato il gruppo consiliare di opposizione Energia per Rivarolo. All’iniziativa hanno aderito numerose associazioni: Anpi, Comitato pace Alto Canavese, Cgil, Pax Christi, Proximamente, Tavolo antifascista XXV Aprile Alto Canavese. Tra i partiti, Movimento 5 stelle, Partito democratico e Sinistra italiana-Avs. «Al gazebo abbiamo ricevuto molta solidarietà ma anche forti critiche: c’è tanta diffidenza e mancanza di coraggio nel prendere posizione e metterci la faccia – ha rimarcato la capogruppo di Energia per Rivarolo, Helen Ghirmu –. Ci sono state mosse anche accuse non corrette, come quella di essere filo-Hamas: siamo molto lontani da quel movimento. Il nostro scopo è quello di dare un segnale forte di dissenso nei confronti di azioni totalmente disumane come quelle che stanno avvenendo a Gaza; di dire, a chi viene ucciso mentre cerca un pezzo di pane, che noi ci siamo. I bambini sono le maggiori vittime di questo conflitto. Anche quelli che si salveranno sono senza futuro perché dovranno affrontare anni di ricostruzione, difficilissimi e lunghissimi. Ci siamo uniti per dire basta, per portare un messaggio di pace e di umanità». Non poteva mancare il ricordo dell’impegno di Martina Marchiò, rivarolese, coordinatrice medica di Medici senza frontiere alla seconda missione umanitaria nella striscia di Gaza. Inoltre, è stata data lettura di alcuni passaggi della denuncia di Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati.
A Cuorgnè, invece, durante il consiglio comunale di mercoledì 30 luglio, è stata approvata una mozione su Gaza che chiede al Governo italiano di riconoscere lo Stato di Palestina e sospendere la vendita di armi ad Israele. Lo stesso è avvenuto nella seduta di Consiglio svoltasi il medesimo giorno a Pont Canavese. Cuorgnè, inoltre, ha chiesto alla Regione Piemonte di interrompere le relazioni commerciali con il Governo di Tel Aviv fino al cessate il fuoco del conflitto. Si è votato per l’ok anche ad un ordine del giorno contro i piani di riarmo dell'Europa. Entrambi i documenti sono stati presentati dai gruppi di minoranza Moderati e indipendenti e Cuorgnè c’è e recepiti con gli emendamenti proposti dalla maggioranza guidata dalla sindaca, Giovanna Cresto. «Un sentito ringraziamento a tutte le persone che hanno contribuito alla stesura delle mozioni e ai cittadini che credono fermamente in una politica capace di promuovere la pace – afferma Davide Pieruccini, di Cuorgnè c’è –. Spero che ogni amministrazione comunale del territorio canavesano possa farsi promotrice delle due mozioni». Chiara Cortese