Stefano Mei: «Brava Kelly, non ha paura di nulla. Stupefacente dimostrazione di forza»
L’intervista
«L’aspetto forse più stupefacente è la dimostrazione di forza di Kelly ed Erika, perché veramente non c’è stata partita. È una bellissima cosa, siamo contentissimi. Kelly non ha paura di nulla, perchè qualche rivale diciannovenne avrebbe potuto metterla in difficoltà, invece per quello che ho visto, direi che non c’è stata proprio storia». Stefano Mei, ex campione del fondo, presidente della federazione italiana di atletica leggera (Fidal), in carica dal 2021, si coccola le azzurre Kelly Doualla, talento purissimo di Sant’Angelo Lodigiano, nata a Pavia il 20 novembre 2009 da genitori camerunensi, che si è imposta sui 100 metri agli Europei Under 20 di Tampere, in Finlandia, e la milanese Erika Saraceni, 19 anni compiuti lo scorso 21 maggio, che ha primeggiato nel salto triplo.
Doualla chiude in 11"22 a un solo centesimo dal suo record italiano Under 20, padrona della gara con ben 19 centesimi di vantaggio sulla seconda. Dopo il recente successo al Festival olimpico della gioventù europea Under 18 a Skopje, la velocista del Cus Pro Patria Milano diventa la più giovane vincitrice della storia su questa distanza nelle 28 edizioni dell’evento, a 15 anni e 261 giorni di età. La regina del salto triplo è Saraceni, in testa dall’inizio alla fine: arriva a 14,24 con vento nullo all’ultimo tentativo per migliorare di 16 centimetri il suo record italiano juniores, diventando la sesta europea di sempre nella categoria e la settima italiana all-time a livello assoluto. Nella scorsa estate l’allieva di Aldo Maggi, con cui si allena al centro sportivo XXV Aprile di Milano, era stata di bronzo ai Mondiali Under 20 a Lima, in Perù.
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Il presidente federale Mei ha seguito le azzurre in televisione: «Le ragazze durante l’anno hanno dimostrato di non fallire gli appuntamenti – spiega Mei, spezzino, già fondista azzurro, classe 1963, campione europeo sui 10mila metri nel 1986 a Stoccarda – e la cosa stupefacente è la loro prestazione. Ovviamente questo mette un po’ più pressione alle due ragazze. Ogni tanto si possono avere anche delle battute a vuoto, quindi da una parte siamo tutti contenti e dall’altra bisogna stare un pochino all’occhio per far sì che alla prima prestazione non positiva, la gente che il giorno prima ti osannava, non ti venga a dire qualcosa».
Due atlete che rappresentano il futuro azzurro.
«Erika ha già saltato in Coppa Europa e ha fatto vedere che non ha paura di nessuno, così come Kelly, che è impressionante perché è molto più giovane. Il risultato di Skopje direi che fosse quasi scontato e anche a Tampere non c’è stata proprio storia».
Da quando lei è presidente, l’atletica leggera azzurra è decollata.
«Non mi stancherò mai di ripeterlo, il lavoro grosso e ben fatto è delle società sul territorio. C’è sempre stata qualità e talento negli atleti italiani, io credo che mancasse quello che è il raccordo tra il territorio e il centro. Non si investiva abbastanza. Adesso abbiamo destinato gran parte delle risorse federali all’attività, quindi al supporto delle società. Se disperdi le risorse e le utilizzi per altro, allora non va bene, secondo me questo è il segreto, cioè aver percepito quello che serviva per far sì che tutti questi talenti, queste promesse, queste potenzialità uscissero. Alle Olimpiadi di Tokyo non è arrivato il risultato perché qualcuno ha lavorato meglio, ma perché le società e gli allenatori personali hanno portato i ragazzi ad alto livello, la federazione in questo caso, quella che aveva cominciato a lavorare da pochi mesi, ha semplicemente investito e ha fatto sì che i ragazzi non avessero bisogno di niente, che arrivassero all’appuntamento clou senza problemi».
In settembre, dal 13 al 21, ci saranno i Mondiali assoluti a Tokyo.
«Andiamo consci di essere una squadra compattissima, una squadra che per la seconda volta, lo ricordo, in tre edizioni ha vinto la Coppa Europa, poi ovviamente adesso c'è la corsa a dire che è facile vincere la Coppa Europa, chiaramente quando invece riuscivamo a salvarci all'ultima giornata era difficile. Su questa cosa io un pochino ci sorrido, poi ogni tanto mi arrabbio, ma non per Stefano Mei, il presidente federale. Mi arrabbio per i ragazzi che stanno facendo delle cose straordinarie e qualcuno, per piccoli motivi di politica, si arroga il diritto di dire che questi risultati sono frutto di una serie di circostanze, a cominciare dalla fortuna. Vengono, lo ripeto, perché le società sul territorio lavorano da sempre e non è Mei o chiunque altro che ha il merito, il merito principale è delle società».
FRANCO SCABROSETTI