Ivrea, il deambulatore di Igor diventa un’isola ecologica: con la pinza raccoglie le cartacce e le differenzia
IVREA. «Lo faccio perché amo la pulizia. Certo, a volte mi rendo conto che è un po’ inutile, perché io pulisco e il giorno dopo la gente già sporca». Igor Spadaro oggi ha 53 anni e dal 1998 si impegna nella pulizia delle strade. Si definisce «operatore ecologico volontario». Oggi il carrello che usa per camminare si è arricchito di una serie di contenitori, tra cui un ginetto della carta, che lui utilizza per differenziare i rifiuti. «Ecco, vedi? Qui metto l’umido, qui il vetro, qui plastica e metalli». Li afferra con una lunga pinza uno per uno, strumento che gli permette di non chinarsi.
Già, perché Igor soffre di atassia. Una malattia rara, che dipende dal cervelletto, centro che coordina i movimenti periferici del nostro corpo. «Il mio è più piccolo del normale - spiega Igor -, quindi quando parte l’impulso del movimento, segue percorsi tutti suoi, ecco». Di solito quando Igor deve descrivere qualcosa che non va conclude con «eh vabbè, mannaggia» e con un gran sorriso. Amaro, sì, ma pur sempre un sorriso.
Dev’essere lo stesso motivo per cui, nonostante le cose non vadano bene, la mattina si mette di buona lena e percorre il marciapiede di via Torino, arrivando sino in via Dora Baltea, ripulendola di sana pianta. «Sabato scorso mentre pulivo sono caduto - spiega ancora - e mi fa un po’ male la gamba. Però ora spero di guarire presto e sono convinto di riprendere. D’altronde non mi sono fermato neanche quando mi hanno investito qui in via Torino, davanti alla gelateria». Investito, appunto, proprio come Roberto Brizzi, che si muoveva con un deambulatore anche lui e dopo un paio di mesi di ospedale è morto a febbraio 2024 a Cuorgnè.
Insomma, non mancano i pericoli, non mancano le angherie, ma Igor non si ferma. «Sai - confida - quand’ero piccolo mi chiamavano il Bruno Conti di Strambino. Allora Maradona in Serie A ancora non c’era e il giocatore più forte in circolazione era Bruno Conti (non a caso soprannominato Marazico, ndr). Vennero gli osservatori del Torino a vedermi. A 10 anni, però, ho dovuto smettere per la malattia. Si è manifestata quasi subito».
Oggi Igor Spadaro è disoccupato. Vive grazie a una piccola pensione e all’aiuto dei genitori. In passato, però, ha lavorato in Olivetti. «Assemblavo le stampanti - spiega -, fino al 1998. Poi mi hanno messo in cassa integrazione, ma sono riuscito passare alla Celltel di Scarmagno. Poi, dopo l’incendio ho perso il lavoro. Da allora tutti ho mandato tanti curriculum, ma ogni volta mi rispondevano: “Le faremo sapere”. Eh vabbè, mannaggia».
Igor è in cura alle Molinette per la sua malattia. A Ivrea, per chi soffre di sindromi atassiche non c’è nulla. Neanche un centro di riabilitazione. «C’è a Torino - spiega -, ma sinceramente non riesco a raggiungerlo. Quindi andavo in piscina. Ma ora è chiusa e riaprirà soltanto a settembre 2026». Neanche a dirlo, conclude con un’altra esclamazione e un sorriso amaro.
In questi giorni, però, ha ricevuto molte segnalazioni di affetto e stima per la sua attività di operatore ecologico volontario. C’è chi lo ha segnalato alla Sentinella, appunto, e chi invece gli ha fatto dei regali: «Una signora mi ha comprato un pacco di cioccolatini molto costosi. Altri mi hanno offerto il caffé. Diciamo che tanti mi fanno i complimenti, ma non c’è nessuno che venga ad aiutarmi a ripulire le strade. Eh vabbè, mannaggia» e ride di gusto.