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Unifil, l’Onu chiuderà la missione in Libano entro il 2026: Israele esulta, Beirut no

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha sancito la chiusura della missione Unifil in Libano meridionale entro la fine del 2026, con un ritiro completo previsto nell’anno successivo. Una decisione storica che pone termine a quasi cinquant’anni di presenza delle Nazioni Unite in un’area che resta una delle più instabili del Medio Oriente. L’intesa raggiunta dai Quindici rappresenta il risultato di un delicato compromesso. Washington, inizialmente favorevole a una dismissione rapida entro sei mesi, ha accettato una proroga finale di 16 mesi, che consentirà alla forza multinazionale di ridurre gradualmente le proprie attività fino al ritiro definitivo. L’obiettivo dichiarato è trasferire la gestione della sicurezza esclusivamente al governo libanese, chiamato a dimostrare di poter contenere l’influenza di Hezbollah nel sud del Paese e a garantire che Israele ritiri le sue truppe dalle aree oltre la Linea Blu.

Creata nel 1978 dopo l’invasione israeliana, e ampliata nel 2006 in seguito alla guerra con Hezbollah, Unifil ha svolto un ruolo di stabilizzazione, spesso criticato ma difficilmente sostituibile. Con i suoi 10.800 militari e civili, ha monitorato il rispetto del cessate il fuoco e limitato – seppur con scarso potere coercitivo – gli incidenti lungo il confine. Negli anni, però, molti osservatori hanno accusato la missione di impotenza di fronte alla crescente militarizzazione di Hezbollah. Gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, hanno guidato la campagna per la chiusura, riducendo progressivamente i finanziamenti. Francia e Italia, invece, hanno insistito per un ritiro ordinato, temendo che un’uscita improvvisa lasciasse spazio a un’espansione incontrollata delle milizie filoiraniane. Non a caso, il testo approvato sottolinea la necessità di rafforzare l’esercito libanese con aiuti, forniture ed equipaggiamenti, così da evitare un vuoto di potere.

La posizione di Israele

Israele ha accolto positivamente la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di porre fine, alla fine del prossimo anno, al mandato della Forza provvisoria delle Nazioni Unite in Libano (Unifil). Il ministro degli Esteri, Gideon Sa’ar, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa attribuendo a Washington un ruolo determinante nel raggiungimento dell’intesa. In una nota diffusa dal suo ufficio ha dichiarato: «Israele apprezza la posizione degli Stati Uniti, e in particolare quella del segretario di Stato Rubio, che ha reso possibile questo risultato. Il coinvolgimento americano nel creare un contesto più sicuro per gli Stati della regione è un passo positivo».Sa’ar ha poi aggiunto: «I recenti sviluppi in Libano sono incoraggianti. Israele continuerà a vigilare affinché questi progressi non vengano compromessi e a garantire la sicurezza degli abitanti del nord».Il Ministero degli Esteri israeliano ha inoltre fatto sapere che, in vista della discussione al Consiglio di Sicurezza sull’Unifil, aveva «coordinato i preparativi tra le diverse agenzie insieme alle Forze di difesa israeliane e al Consiglio di sicurezza nazionale», conducendo parallelamente consultazioni con «partner internazionali di primo piano». Tali attività, sostiene Gerusalemme, avrebbero contribuito alla decisione di chiudere la missione. Anche l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha definito la decisione una «buona notizia». In un videomessaggio ha sottolineato che l’Unifil «ha fallito nel suo compito e ha consentito a Hezbollah di trasformarsi nella principale minaccia dell’area». Ha poi aggiunto: «Ora spetta al governo libanese assumersi la responsabilità e garantire che nessun’altra forza sia presente lungo il confine con Israele». Il mandato della missione terminerà ufficialmente nel dicembre 2026 e il ritiro delle truppe è previsto per l’anno successivo. Israele aveva inizialmente richiesto che la missione fosse interrotta con maggiore rapidità, sostenendo che l’Unifil non avesse agito in modo efficace contro Hezbollah nel sud del Libano. Tuttavia, il suo principale alleato, gli Stati Uniti, si è infine allineato alla posizione della maggioranza del Consiglio di Sicurezza, accettando un’ultima estensione di un anno prima del ritiro definitivo.

La fine della missione Onu in Libano: per Israele un’occasione, per Beirut una sfida

La risoluzione mantiene comunque alcuni margini operativi fino al 2026: Unifil potrà continuare a proteggere il personale Onu, monitorare l’area delle proprie basi e collaborare nella distribuzione degli aiuti umanitari. Funzioni ridotte, che segnano il passaggio da missione attiva a semplice presenza di transizione. Abbiamo chiesto al generale Antonio Li Gobbi – ex comandante del Genio, già direttore delle operazioni presso lo Stato Maggiore Internazionale della Nato a Bruxelles un parere sulla decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: «Non direi che ci si possa stupire della decisione del Consiglio di Sicurezza di terminare la missione Unifil. La questione era nell’aria almeno dallo scorso anno, quando gli screzi tra israeliani e Unifil (che sono sempre stati fisiologici) si sono accentuati per l’esigenza dell’Idf di contrastare l’attività terroristica di Hezbollah entrando in Libano. Ricordiamo le prese di posizione piccate di esponenti del nostro governo, ma Israele era sotto attacco, la risoluzione 1702 del Consiglio di Sicurezza  non era mai stata implementata e, dopo il massacro del 7 ottobre, sotto attacco da Iran, Yemen, Gaza e Cisgiordania  ed è comprensibile che l’IDF non potesse andare per il sottile». Ma allora è colpa dei contingenti che col basco azzurro presidiavano il Sud del Libano?
« No, questo tipo di missione eccedeva le capacità già limitate dell’ONU.  Che il governo israeliano vedesse di buon occhio il ritiro di Unifil dopo quella data non è un mistero. Ci voleva però supporto all’ONU: con Joe Biden non lo avrebbero ottenuto, con Donald Trump sì. Credo che gli Usa avrebbero voluto un ritiro ancora più rapido e che la risoluzione sia, come sempre, frutto di compromesso, in questo caso soprattutto con la Francia che ha sempre sostenuto la necessità di Unifil». Il destino del Libano meridionale, dunque, si gioca su un equilibrio fragile: da un lato la volontà internazionale di normalizzare la gestione della sicurezza, dall’altro il rischio che Hezbollah approfitti del vuoto per consolidare ulteriormente la propria influenza. Per Israele, la chiusura di Unifil rappresenta un’occasione per rafforzare la pressione sul governo libanese; per Beirut, una sfida cruciale, in un contesto politico ed economico già segnato dal collasso istituzionale. Se il 2027 sarà l’anno della piena assunzione di responsabilità da parte di Beirut o quello del definitivo radicamento delle milizie filoiraniane resta, al momento, un interrogativo senza risposta.

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